Serve un’opposizione radicale al sistema neoliberista, non slogan di chi fino a ieri inciuciava nei palazzi. Più che terzo polo, quello del fu Movimento ormai è un terzo pollo che sta finendo arrosto insieme a tutto il resto. La credibilità è tutto perfino nella malconcia politica italiana e una volta persa ciao. Il destino del fu Movimento è quello di partitino marginale tenuto in piedi da qualche inossidabile tifoso e da chi si ostina a tapparsi il naso votando il meno peggio. Un partitino che per contare dovrà rimettersi ad inciuciare nei palazzi. Viste le premesse, davvero una brutta fine. In attesa delle sentite scuse da parte dei luminari che volevano compiere la transizione ecologica a braccetto con Draghi e Berlusconi. E in attesa delle sentite scuse degli statisti che per anni hanno supplicato in ginocchio il Pd salvo poi venirne malamente schifati. Non resta che guardare oltre anche se non è facile. Lo spettacolo penoso di questi giorni dimostra che non votare ormai è semplice buon senso. Non c’è nulla di lontanamente votabile. Ma la bella notizia è che astenersi potrebbe rivelarsi una scelta strategica. Questo perché la storia recente ha confermato come i partiti ma anche i sistemi, più che venire sconfitti da qualche nemico esterno, alla fine si autodistruggono. È valso ad esempio per l’era Berlusconi ma anche per il terzo pollo movimentista. Anni di scontri efferati ma poi i colpi di grazia sono avvenuti per implosione egoarchica. E lo stesso varrà per il sistema neoliberista nostrano. Se gli italiani se ne staranno a casa in massa e stravincerà la Meloni, si potranno generare salutari scossoni politici che potrebbero portare alla tanto agognata crepa decisiva. L’astensione di massa porterebbe infatti alla nascita di un parlamento e un governo fortemente minoritari nel paese e quindi già azzoppati in partenza. La neo-premier Meloni non esiterà poi a concedersi fascistoidi flatulenze non appena a suo agio e questo alimenterà tensioni ideologiche da secolo scorso che esalteranno le maleodoranti ipocrisie del sistema. Un quadro aggravato dal fatto che l’amichetta di Orban ci farà finire nuovamente all’angolo a livello internazionale. Quanto alla realtà dei poveri cristi non cambierà di una virgola e questo perché la Meloni è neoliberista almeno quanto Letta. Due facce della stessa medaglia di tolla. Pensiero unico confezionato ad hoc per incontrare i gusti particolari dei rispettivi tifosi. Quanto al terzo pollo arrosto, ormai ha omonima credibilità. Già, oggi come oggi votare non serve assolutamente a nulla ed anzi, votando si favorisce la sopravvivenza del sistema neoliberista perché lo si legittima. Diverso sarebbe se nascesse una forza politica nuova orgogliosamente e genuinamente anti-sistema. Una forza che ambisca a fare opposizione radicale a questa partitocrazia avariata. Una forza democratica e pacifica con l’obiettivo di dimostrare che esistono eccome valori ed idee alternativi e che un mondo migliore non è solo possibile ma sempre più urgente. Una forza che tenga viva la speranza e che quando il sistema neoliberista finalmente imploderà, potrà rimboccarsi le maniche per ricostruire una società più giusta, pulita e intelligente. I cittadini sono già pronti per il vero cambiamento. Lo dimostra il dilagante disgusto verso questa partitocrazia. Altro che tapparsi il naso, altro che farsi usare. In una democrazia sana essere politicamente rappresentati è un diritto sacrosanto. Anche se non è facile bisogna guardare oltre e pure in fretta. Già, mentre i politicanti starnazzano slogan in attesa d’inciuciare nei palazzi, stiamo finendo tutti arrosto.

Tommaso Merlo