Se la Meloni diventerà premier e l’Italia più nera, la colpa è loro. Dei partiti che hanno dato vita all’ammucchiata Draghi. Pensavano di lucrare sull’emergenza spacciandosi per responsabili ed invece son sprofondati tutti nel pantano e la Meloni si appresta a capitalizzare il consenso accumulato. Davvero non male per dei professionisti della politica ma anche dell’informazione. Ma le colpe più gravi ricadono sui vincitori del 2018, sui fantomatici populisti. Che infatti il Pd e gli altri rimasugli egocentristi non perdessero occasione per arraffare poltrone, era scontato. Molto meno che abboccasse chi aveva promesso cambiamento radicale. Tipo Salvini che sembrava un leone pronto ad azzannare i pieni poteri, ma si è rivelato un agnellino politicante qualunque. Cedendo ai suoi luogotenenti e accodandosi a Draghi, la sua bolla è esplosa e la sua fantomatica conversione ha aggravato il quadro. Da leader d’acciaio in perenne campagna elettorale, a docile fraticello in pellegrinaggio. Come se la Madonnina alla fine avesse fatto la grazia, ma a noi. Il problema è infatti che i suoi ex sostenitori non hanno affatto intrapreso lo stesso percorso di crescita interiore e quindi preferiscano di gran lunga gli attributi cubici della Meloni. Fra Salvini rosica perché sa di aver sprecato la sua grande occasione, ma in verità non si è rivelato all’altezza delle sue ambizioni terrene e non gli resta che godersi quelle spirituali. La Meloni sta poi raccogliendo le ceneri berlusconiane. Lei è una vecchia politicante ma di fianco a certi alleati sembra una ragazzina e chi vota a destra non ha reali alternative. Complimenti ai professionisti della politica ma anche a quelli dell’informazione che volevano fermare i pericolosi populisti e come risultato l’Italia si appresta a diventare più nera che mai. La speranza dei professionisti era che Draghi compisse miracoli e normalizzasse lo scenario. Facendo rientrare la minaccia populista e completando la restaurazione. Ed invece hanno ottenuto l’effetto opposto. Draghi ha clamorosamente deluso e se n’è pure andato sul più bello mentre sti stramaledetti populisti sono ancora tutti lì che attendono un’altra occasione. Già, un conto sono gli auspici dei professionisti un conto i cittadini. Un conto i palazzi, un altro la realtà. A destra i populisti ci riproveranno votando Meloni, mentre dall’altra parte son rimasti orfani. Questo perché gli altri vincitori del 2018, le volpi del fu Movimento, han ben pensato di unirsi anche loro all’ammucchiata Draghi in nome della responsabilità e di trasformarsi in un partitello aggrappato alla gonnella del Pd. Dei geni. Erano già in crisi e si son dati il colpo di grazia da soli. Dall’intelligenza collettiva alla stupidità individuale dei reggenti che hanno messo in scena uno dei suicidi politici più clamorosi della storia repubblicana. A non dargli il terzo mandato ci penseranno gli elettori, altro che ipocriti tentennamenti. I populisti che li avevano votati piuttosto se ne staranno a casa che turarsi le narici. E come dargli torto. Han votato dei portavoce incazzati che dovevano ribaltare tutto e si son ritrovati dei politicanti mollaccioni d’altri tempi che esaurita la spinta propulsiva dei primi mesi non ne hanno azzeccata una neanche per sbaglio. La speranza è che Di Battista non si faccia infinocchiare o che a qualcuno venga voglia di mettere su qualcosa di antisistema. Siamo infatti ancora lì. La vera frattura politica è tra chi vuole vero cambiamento e a chi va bene così. Tra cittadini e professionisti. Tra palazzi e realtà. In assenza di novità votabili, la Meloni diventerà premier e l’Italia più nera. E la colpa sarà tutta loro.

Tommaso Merlo