Fino a ieri un soave inciucio, adesso guerra civile. Parrucca, naso rosso e via con le pagliacciate elettorali. Dicono che stavolta vincerà la destra, specializzata a ricompattarsi prima del voto e scannarsi dal giorno dopo. Ma non gradiscono la Meloni premier nemmeno i suoi alleati. Invidia del pene. Già, stare alla larga da Draghi era sacrosanto e la Meloni perlomeno si sforza di mantenere un minimo d’identità populista seppur nerastra. Gli altri due rammolliti son messi davvero male. Berlusconi ormai delira platealmente. Dentiere e pannoloni per tutti più mille euro e tre pentole in acciaio inossidabile. Più che alla politica siamo alla circonvenzione d’incapace. Quanto a Salvini ha fatto il Papeete a se stesso mettendosi a slinguazzare le natiche di Draghi. Da populista a pseudo tecnocrate e la sua bolla è esplosa. Se la Madonnina vorrà al massimo si beccherà una poltroncina ministeriale. Magari quella dell’interno perché pare che dopo anni a cui non fregava più una mazza a nessuno, di colpo sono ricomparsi i migranti e serve un ministro col pugno di ferro che ci salvi dall’estinzione della razza. Già, la sicurezza o meglio la paura rende sempre voti e nel copione delle pagliacciate elettorali non manca mai. Parrucca, naso rosso e via su qualche palco. Ma dall’altra parte son messi ancora peggio. Il Pd tenta disperatamente di colmare il proprio devastante nulla politico col povero Draghi. Un vero e proprio outing. Il Pd è un partito neoliberista di matrice tecnocratica. Un poltronificio al servizio dell’alta borghesia e del pensiero unico. E Draghi sarebbe davvero un segretario ideale. L’unica cosa che sorprende è che il Pd venga ancora votato da gente che si definisce di sinistra. Automatismi inconsci di natura autolesionista. Cittadini che votano le cause dei loro mali. Poi c’è la bolgia egocentrista. Partitini che esistono solo in parlamento e nelle farneticazioni carrieristiche. In giro non c’è una mezza idea politica e loro sono dozzine. Cosa diamine vogliano al di là di appoggiare le proprie natiche sul velluto, è davvero un mistero insondabile. Tra loro spicca la new entry Di Maio anche se rischia di far la fine di Calimero per colpa dei veti incrociati. Anche la politica italiana ha i suoi limiti del resto. Una prece. Quanto al resto del sedicente centrosinistra, parrucca, naso rosso e via su qualche palco. Poi ci sarebbero le spoglie movimentiste. Non li vota più nessuno da anni ormai dato che si son rimangiati il rimangiabile, ma erano elezioni locali. Adesso sperano in un profetico 5 percento a livello nazionale. Il Conte Quotidiano aizza la curva dell’ex premier, ma più che scaldare i social, serve convincere le periferie nostrane che si sentono brutalmente tradite. Gente in carne ed ossa, non like. Mancano all’appello milioni di voti, la parte più sveglia e anche incazzata dell’elettorato. Perché ai margini, ma anche perché culturalmente più evoluta. Mentre i portavoce superstiti disquisiscono se rimangiarsi pure il secondo mandato, i pentastellati attendono che il loro leader massimo indichi le nuove stelle polari. Democrazia indiretta. Pare che Conte abbia capito sia stata una minchiata colossale corteggiare il Pd per anni, ma pazienza. Anche chiedere conto ai capi è passato di moda. E poi mai dire mai, se ne riparla dopo il voto. Pare aleggi anche il nome di Di Battista di ritorno dalla steppa. Già, qualche voto lo porterebbe di sicuro, il problema è che faticherebbe a indossare parrucca e naso rosso. Troppo idealista, troppo libero. Nel fu Movimento finirebbe in depressione e alimenterebbe solo diasporine. Meglio per lui e per tutti se desse voce ad una genuina opposizione antisistema. Magari minoritaria, ma dannatamente utile in questa malconcia democrazia in cui non vota più nessuno. Già, il primo partito rimane quello di coloro che invece di recarsi alle urne fanno il segno dell’ombrello. Cittadini stanchi di farsi prendere per i fondelli dalle solite pagliacciate elettorali e che attendono progetti degni della propria fiducia. Altro che parrucche e nasi rossi.

Tommaso Merlo