Gli onorevoli hanno ancora parecchi mesi di stipendio da intascarsi. Che si torni al voto subito è assai improbabile. Devono finire di ristrutturare la villetta al mare e pagare le rate del crossover. Più verosimile un’ammucchiata bis con o senza i resti movimentisti. San Draghi frigna perché vorrebbe l’unanimità. Come in banca. Passi per la finta opposizione della Meloni, ma se si sfilano pure i residui movimentisti allora rischia eresie indesiderate. Tipo che qualcuno osi dirgli che non è affatto un santo redentore ma uno dei premier peggiori degli ultimi decenni. Perché ideologicamente protesi neoliberista, perché empatico come un pezzo di marmo e perché politicamente assai scarso. Dopo aver assemblato un governo col peggio che la politica nostrana potesse offrire, ha proseguito senza mai nessuno slancio o spunto intelligente. Una silente e ordinaria amministrazione con qualche brioscina lanciata qua e là. Come in banca. San Draghi deve ringraziare i media lobbistici che lo osannano ogni santo giorno e che allo stesso terrorizzano il popolino che senza il salvifico redentore vi sono solo tenebre. San Draghi deve poi ringraziare i suoi compari tecnocratici d’oltralpe sempre generosi di pacche sulle spalle. Sanno che è una garanzia affinché la solita malconcia Italietta tenga la testa bassa e pedali. Ma se San Draghi è ancora lì, lo deve soprattutto alla patetica partitocrazia nostrana. Si sa come funziona. I partiti raccattano voti sparando panzane ai quattro venti, una volta in parlamento fanno solo cagnara e quando salta tutto all’aria interviene il Quirinale che convoca il tecnocrate di turno per tenere insieme l’onorevole baracca fino alle prossime elezioni. Il tutto per il bene comune ovviamente. Non sia mai che il Casinò finanziario globale punti le sue fiches sul fallimento italico, non sia mai che qualche tecnocrate internazionale storca il nasino, non sia mai che a decidere il proprio destino sia l’ignorante ed umorale popolino. Meno si vota meglio è. Il pensiero unico neoliberista non tollera mal di pancia e la democrazia va bene ma solo in piccole dosi. Quando proprio non se ne può fare a meno. Ma non chiamatelo ricatto e nemmeno sistema. E chi si lamenta è solo un rozzo e pericoloso populista. Lorsignori sono lassù perché se lo meritano, perché saggi e sapienti e lungimiranti e bisogna affidarsi a loro con fiducia. Lorsignori si sacrificano per il nostro bene e senza di loro saremmo spacciati. E non è affatto vero che il mondo si stia nel frattempo autodistruggendo, alternative al neoliberismo non ve ne sono e bisogna accelerare e non frenare e vedrete che pioveranno brioscine a catinelle. Già, o ti omologhi o sei un irresponsabile. È questo il mantra. Mentre rimangiarsi politicamente tutto, è sinonimo di maturità politica. Perché viviamo nel migliore mondo possibile e guai a chi osa pensarla diversamente. Ma bisogna essere onesti. San Draghi avrebbe pure alzato il mignolino ed evitato certe impurità partitocratiche. L’hanno tirato in mezzo quando le sue sante natiche già assaporavano la poltrona quirinalizia. Ed è per questo che non tollera eresie, lui è un salvifico redentore che si sta sacrificando per tutti noi in attesa dell’ascensione al Colle. Quegli straccioni dei politicanti non han trovato di meglio per salvarsi la poltrona e adesso osano addirittura il sacrilegio. Per questo nonno Draghi frigna. Passi per la finta opposizione della Meloni ma teme i resti del movimento. L’autunno si avvicina e le brioscine potrebbero non bastare. Il popolino è inqueto e potrebbe addirittura mettersi in testa che vi siano alternative a certe stantie liturgie tecnocratiche e perfino alla deriva neoliberista. Già. Altro che tenebre, un mondo migliore tutto da costruire. Altro che populismo, vera democrazia.

Tommaso Merlo