Da decenni Putin calpesta la democrazia eppure noi ci abbiamo sempre fatto affari d’oro facendo finta di nulla. I politicanti nostrani hanno sempre osannato lo Zar come amico e addirittura come modello. L’ultima volta che è venuto a Roma, Lorsignori erano in coda per un selfie col mitico Vladimir. Come se il gas russo valesse più della democrazia. Come se i soldi valessero più delle persone e dei principi. Come se la politica non fosse altro che carrierismo e propaganda. Chiacchiere al vento mentre l’unica vera ideologia odierna è quella dei soldi. Affari d’oro. Tra retate di massa e censure in quel di Mosca. Tra oppositori perseguitati e giornalisti uccisi. Tra migliaia di Navalny e decine di Politkovskaja. Nell’indifferenza generale. Putin si era già preso la Crimea e occupava il Donbass da anni senza che l’Europa battesse ciglio. Frozen conflict. Poi una mattina Putin ha deciso di giocherellare col regimetto autarchico che si è costruito tra sorrisi e strette di mano del mondo intero. E un po’ per vincere la noia, un po’ per far sfogare quell’ego mai sazio di potere ed attenzioni prima che sia troppo tardi, ha lanciato la maldestra invasione dell’Ucraina. Roba d’altri tempi come il dittatore che è diventato e il suo regimetto di cartone. Deliri egopolitici da secolo scorso. Putin era convinto che un’Europa perennemente divisa e sotto il ricatto delle sue materie prime, lo avrebbe lasciato fare anche questa volta. E probabilmente sarebbe finita così se non si fossero messi di mezzo gli americani che figurati se si perdono una guerra. Gli Stati Uniti hanno poi messo gli occhi da tempo sull’Ucraina per la sua posizione strategica con vista su Mosca e sul Caucaso. E così quei mollaccioni dei politicanti europei son stati costretti ad accodarsi controvoglia. Lo hanno fatto a modo loro, sfoderando una loro specialità, la guerra per procura. Mandando armi e godendosi lo spettacolo dal divano. Né pace, né guerra. Ipocrisia tecnocratica. Come se secoli di inutili guerre intestine non fossero servite a nulla. Come se la pace fosse utopia e non una scelta. Come se con Putin non fossero soci fino al giorno prima. Checché ne dicano Lorsignori, l’Europa ne esce con le ossa rotta dalla vicenda ucraina. Si conferma un baraccone burocratico in balia di anacronistiche nazioncine che non si rassegnano alla loro fine storica. Si conferma un baraccone in balia d’insipidi tecnocrati che alle elezioni raccattano percentuali di voti sempre più imbarazzanti come lo è il vuoto di idee che le caratterizza. Una grave crisi politica ma anche democratica. Con cittadini e società intere che vanno da tutt’altra parte rispetto a Lorsignori. Russia, ma non solo. Da decenni la Cina calpesta la democrazia eppure noi ci abbiamo sempre fatto affari d’oro facendo finta di nulla. Un regime liberticida che viola sistematicamente i diritti umani. Col Tibet che è stato un’altra ucraina a cui non è mai fregato nulla a nessuno e con Hong Kong in lista d’attesa. Tutto nell’indifferenza generale. Come se la mercanzia cinese valesse più della democrazia. Come se i soldi valessero più delle persone e dei principi. Come se la politica non fosse altro che carrierismo e propaganda e come se al di là delle vuote chiacchiere di Lorsignori, l’unica vera ideologia odierna sia quella dei soldi.

Tommaso Merlo