Altro che trionfo, quello di nonno Draghi si profila come un vero e proprio disastro. Sia nella gestione della pandemia che politico. Omicron è fuori controllo e la disaffezione dei cittadini pure. Più che Profeta della restaurazione, di questo passo nonno Draghi fungerà da Caronte della vecchia partitocrazia. Che Draghi non fosse quell’illuminato Vate che ci avevano preannunciato, lo si è capito non appena ha messo il santo nasino fuori di casa e selezionato la peggiore compagine governativa che si fosse mai vista sul suolo italico. Un profano pivello avrebbe avuto più acume e sensibilità politica. Amen. Ma una volta ben impoltronato, il divino nonnetto si è messo a sfornare decisioni di testa sua senza degnarsi di spiccicare una parola a noi comuni mortali. Come se credesse davvero agli osanna dei suoi numerosi adepti e di essere Lui l’Eletto. Parlamento in ritiro spirituale. Dibattito pubblico a farsi benedire. Liturgia bancaria. Ortodossia andreottiana. Odore d’incenso ma soprattutto di muffa che ha generato un vero e proprio esodo di cittadini verso le tenebre della disaffezione. Una vergogna democratica. Quando il Nonnux si è affacciato al balcone, partiti e politicanti sono accorsi in massa per salvare la patria dalla catastrofe e già che c’erano per intascarsi stipendi e prebende fino all’ultimo secondo. Unendo così l’utile al dilettevole anche perché al prossimo giro di giostra i seggiolini a disposizione scarseggeranno. Solo la Meloni si è furbescamente sfilata mettendosi a fingere saltuari mali al pancino, mentre i rivoluzionari de noialtri si sono tolti maschera e costume e si sono diligentemente inginocchiati al cospetto del Nonno Uno e Trino in nome d’imminenti miracoli ecologici. Quanto alla loro rivoluzione sarà per la prossima campagna elettorale. Ma la fulminante ascesa del Nonnux è dovuta anche ad una stampa nostrana ormai a livelli tragicomici. Nello Zimbabwe di Mugabe c’era una onestà intellettuale e una qualità giornalistica di gran lunga superiori. Niente di trascendentale. Nonno Draghi è benvisto dalle lobby padrone dei principali gruppi editoriali. Un premier malvisto che avesse combinato un decimo rispetto a Lui, lo avrebbero crocifisso in sala mensa dopo averlo flagellato. Poi c’è in giro ancora qualche lattante che non capisce che serve un cambiamento radicale. Altro che banchettare con scribi e farisei, altro che abboccare a finti profeti “per controllare da dentro” sta beata fava. Ma restando coi piedi per terra, se si votasse oggi milioni di cittadini eretici e infedeli non saprebbero chi diavolo votare. Una vergogna democratica. Una disaffezione profonda e diffusa che fa però il gioco dei sacerdoti della vecchia partitocrazia e dei loro nuovi discepoli. Meno cittadini votano, più contano percentualmente i fanatici devoti di Tizio e di Caio e pure di Sempronio. E se nessuno proporrà alternative, terminata questa infernale legislatura se ne aprirà una identica al prossimo girone. L’unica differenza sarà che al posto di un taciturno ed ingessato nonnetto comanderà l’urlante e sguaiata Sorella d’Italia. Fregarsene, lasciarsi andare a sfoghi blasfemi o sperare in qualche giuda, non serve ad una beatissima fava. I sacerdoti partitocratici e i loro nuovi discepoli vanno scacciati. Si chiama politica, si chiama democrazia. Ormai l’hanno capito anche i lattanti che serve un cambiamento radicale e per ottenerlo è indispensabile una proposta politica alternativa. Il futuro della nostra democrazia è nelle mani di quei milioni di cittadini eretici e infedeli che non votano e non si informano più. Se terranno la testa bassa nulla cambierà, se la alzeranno scribi e farisei rimarranno solo un brutto ricordo. Si chiama politica, si chiama progresso storico.

Tommaso Merlo