Stiamo trasformando il pianeta in una discarica irrespirabile. Siamo sommersi da spazzatura sempre più tossica, i ghiacciai si sciolgono, le terre si inaridiscono, il clima è impazzito. Eppure la politica sonnecchia. Anche l’ultima passerella internazionale si è persa in chiacchiere e la transizione ecologica sa sempre più di slogan. Del resto regna la logica del profitto. Si procede solo se conviene e l’economia si è pappata la politica. Ormai siamo oltre alla multinazionali, siamo ai mega fondi d’investimento. Il casinò finanziario globale ha dato vita a dei veri e propri mostri senza volto che muovono più soldi d’interi stati e che lucrano senza nessun ritegno su tutto ciò che possono. Anche sull’autodistruzione del pianeta. I giovani di tutto il mondo scendono in strada preoccupati e vengono derisi o liquidati con frasette di circostanza dai soliti tecnocrati. Ma se non reagiamo procederemo spediti verso l’estinzione della specie. La democrazia liberale ci ha permesso uno sviluppo senza precedenti, ora la sfida storica consiste nel calibrare quel modello. Siamo infatti alla follia. Stiamo distruggendo il pianeta ma questo per produrre beni perlopiù totalmente superflui. Beni di cui non abbiamo affatto bisogno. Ma non solo. Beni che non ci garantiscono affatto il benessere che speriamo. Nel mondo ricco lavoriamo come bestie per accumulare soldi che ci servono per accumulare roba e potere e visibilità e poi alla fine siamo una massa di frustrati. Vittime dei personaggi che recitiamo, diventiamo il lavoro che facciamo o quello che possediamo o come appariamo. Lavorare, consumare, accumulare e sprecare per poi finire con un bicchiere in mano per riuscire a dormire o a sniffare qualche polverina per tirare avanti. Tutti in fuga da se stessi e dalla realtà. Tutti in fuga dal dolore. Fatti o distratti con qualche schermo appiccicato al naso. Già. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno non è in vendita in nessun negozio. Ma c’è di più. Mentre noi accumuliamo e sprechiamo, gran parte dei cittadini del pianeta è alla fame. Adesso stanno arrivando le briciole sui barconi, se si mettessero in marcia tutte le persone che vivono in miseria, il lunapark occidentale chiuderebbe nel giro di qualche settimana. Vi sono singole persone più ricche d’intere nazioni. Con la grande maggioranza dei poveri cristi che lavora per due soldi e una minoranza che poltrisce incassando fortune. E’ in questo che fallisce la democrazia liberale. La sfida della sopravvivenza l’abbiamo vinta, ora dobbiamo vincere quella di una distribuzione equa e sensata della ricchezza che produciamo. Finora non ci siamo mai riusciti perché regna la logica del profitto. Si procede solo se conviene e l’economia si è pappata la politica. Per riuscirci la politica deve tornare in mano a cittadini liberi dai lacci delle lobby e disinteressati, solo loro possono avere la forza e il coraggio di prendere le difficili decisioni che servono per imporre un minimo di giustizia sociale. Ormai non è più una questione ideale, ma di vita o di morte. Senza politica vera, tutto diventa un mercato, una giungla in cui vige la legge del più forte e in cui si procede inconsapevolmente verso l’autodistruzione personale e collettiva. Ma la politica non basta. Dobbiamo cambiare anche tutti noi. Il capitalismo non è altro che egoismo fatto sistema economico e sociale. Competere, accumulare, consumare, mostrare. Con “di più” che è sinonimo “di meglio”. Ho e appaio ergo sum. Ci martellano di pubblicità per tutta la giornata, ci indottrinano con fasulli valori materiali per tutta la vita. Perché a qualcuno conviene, perché fa punti di Pil e più sale più politicanti e lobby sorridono. Perchè così quelli del casinò finanziario globale che ci tengono per le palle stanno tranquilli. Per capire che il Pil sia una epocale panzana basta fare due passi per le città occidentali. Di felicità se ne vede davvero poca in giro. Si vede invece violenza e indifferenza. Stress, droga. Depressione e conflitti. Si vedono invasati commerciali, burattini carrieristici incravattati, festaioli perenni. Robot in balia di abitudini, automatismi, luoghi comuni e vani sogni di gloria. Una superficialità sconvolgente. Un culto dell’immagine che è arrivato addirittura alla deformazione fisica. Non ci sono dubbi. Siamo i principali nemici di noi stessi e siamo la principale minaccia del pianeta. Per cambiare serve la vera politica ma anche guardarci allo specchio. Smettendola di cercare fiori risposte che posiamo trovare solo dentro. Soddisfatti i nostri veri bisogni materiali, noi esseri umani abbiamo ben altre esigenze da soffiare per goderci davvero la vita. Molto più profonde ed autentiche. Esigenze interiori non esteriori. Esigenze che non sono in vendita ma che vanno cercate dentro noi stessi. Dobbiamo boicottare pressioni e martellamenti e dobbiamo rallentare, dobbiamo semplificare, dobbiamo ridurre, dobbiamo essere più consapevoli delle scelte che facciamo, dobbiamo dare importanza a ciò che lo ha davvero smettendola di farci ingannare. Non stiamo consumando solo il pianeta trasformandolo in una discarica irrespirabile, ma stiamo consumando anche noi stessi trasformandoci in un rifiuto umano. Viviamo sommersi dalla spazzatura di plastica ma anche da quella morale. Persi nel nulla egoistico mentre il mondo sta andando a fuoco. C’è plastica nella terra, nell’acqua, nell’aria. La respiriamo, la beviamo, la mangiamo. C’è plastica nel nostro cuore. Con tutti che corrono al centro al commerciale in cerca del banco che vende senso, serenità, appagamento, abbondanza, pienezza e perfino felicità. Davvero basta. Siamo i principali nemici di noi stessi e la principale minaccia del pianeta. Serve un nuovo equilibrio. Serve calibrare il modello che ci ha portato fino a qui. Serve calibrare la nostra consapevolezza di esseri umani. Ormai non è più una questione ideale ma di vita o di morte.

Tommaso Merlo