L’epopea del fu Movimento ha insegnato molto e per questo ne è valsa comunque la pena. Lezioni utili che un nuovo Movimento dovrà tenere conto. Il fu Movimento ha dimostrato che perfino in un paese martoriato dalla cattiva politica e dall’egoismo come l’Italia si può vincere se si propone un progetto valido. E questo anche senza soldi, senza uffici, senza santi in paradiso, senza capi supremi e perfino con tutta la stampa ferocemente contro. Davvero una lezione di democrazia fantastica. Tutto questo grazie all’emancipazione dei cittadini che sono molto più avanti della vecchia partitocrazia e della stampa, ma anche della loro esasperazione e ansia di vero cambiamento. Ma per accendere gli entusiasmi popolari e riuscire a battere la vecchia politica, servono contenuti forti e innovativi e soprattutto coerenti con la realtà storica. Un punto essenziale. Le istanze sociali e politiche che hanno portato all’incredibile successo del fu Movimento erano già presenti nella società italiana e lo sono ancora, il fu Movimento è stato solo il “format” che ha dato voce a quelle istanze. E non viceversa. Una delle rovine del fu Movimento è stata questa, singoli che si son creduti gli artefici di chissà cosa mentre i veri protagonisti di quello tsunami erano i cittadini. Li stessi che oggi ne hanno determinato il crollo sentendosi traditi. Il fu Movimento ha dimostrato che per la buona politica servono tre cose: buone idee, un progetto credibile e cittadini determinati a realizzarlo. Punto. Il resto sono chiacchiere. Lo dimostrano i primi mesi di governo del fu Movimento, mesi in cui ha realizzato una dopo l’altra le promesse elettorali pronte nel cassetto. Un gruppo compatto e vincolato al mandato che ha macinato risultati senza fronzoli. Cittadini che han dimostrato di valere tre volte i politicanti di professione. Perché motivati e coesi, perché liberi dal carrierismo ed estranei a intrecci lobbistici e melasse politichesi. Il declino del fu Movimento è iniziato quando quel gruppo ha cominciato a sfaldarsi sia a causa di tradimenti che di divisioni. Tensioni che han generato errori che hanno generato un’implosione. Eventi molto istruttivi. I candidati vanno selezionati meglio e soprattutto il prossimo Movimento deve basarsi su una analisi politica molto più solida e definita e non imbarcare chiunque starnazzi di voler fare la rivoluzione. Il prossimo Movimento deve fondarsi su un “manifesto antisistema del cittadino” comprensivo di regole d’ingaggio nel caso fosse necessario cooperare. Un nuovo Movimento non fondato su slogan per strappare like e accattivarsi il malcontento e nemmeno su vuote parole politichesi, ma su una rotta politica chiara per ottenere un cambiamento autentico e radicale senza cedimenti e compromessi al ribasso con quella partitocrazia e quelle logiche che hanno rovinato l’Italia. Come stava avvenendo nel 2018, è la vecchia partitocrazia che si deve adeguare al cambiamento e non viceversa. Si chiama democrazia. Si chiama sviluppo di una società. Si chiama progresso. Il fu Movimento era più “contro” che “per” e la sua identità politica era vaga e superficiale e più basata sulla rabbia e sul nemico comune. E così, avendo imbarcato di tutto, ad ogni bivio ha perso pezzi o ha offerto scuse ai traditori. E quando il fu Movimento si è trovato ad affrontare questioni politiche davvero serie, non si è dimostrato all’altezza perché privo di radici politiche profonde. Il fu Movimento ci ha poi insegnato che c’è una differenza enorme tra salire su un palco a dire qualcosa e crederci. Il fu Movimento per anni ha gridato “onestà, onestà” e dato che in effetti ci credeva, non ha rubato. Il problema è che il fu Movimento ha gridato anche tante altre cose che si è poi rimangiato. Tipo “fuori la mafia dallo stato” e poi è andato al governo con Forza Italia per fare un esempio. Questo perché in molti lo gridavano senza crederci davvero. Il nuovo Movimento che nascerà dovrà avere solide basi anche culturali, non solo politiche. Deve essere la casa di cittadini che incarnano il cambiamento che vogliono vedere nel mondo. La competenza è stata invece una delle bufale più insidiose usata dei nemici del fu Movimento. Certo, i meccanismi istituzionali dei palazzi vanno imparati, ma le uniche vere competenze di chi fa politica devono essere la coerenza, l’idealismo, il disinteresse e la dedizione alla causa. Alla politica spetta decidere l’agenda e farla realizzare, spetta l’indirizzo. La politica in una democrazia sana e moderna deve essere a portata di qualunque cittadino, altrimenti diventa una attività esclusiva di professionisti incravattati la cui unica vera competenza è la propria carriera e i giochetti di palazzo. Tristi odissee personali. Oceani di parole vuote. Il fu Movimento è nato e cresciuto per strada. Altra lezione da non scordare. In politica quello che nasce dal basso ha sostanza politica, quello che nasce nei palazzi è solo marketing elettorale e tattiche partitocratiche. Il fu Movimento ha poi insegnato come in politica conta il gruppo e il progetto funziona finché quel gruppo prevale sui singoli. Leader e capibastone e correnti dividono e quindi indeboliscono una forza politica e favoriscono il diffondersi del tifo a scapito della cittadinanza. Per una politica sana e fattiva, l’attenzione deve rimanere sulle idee e sulle cose da fare, non su Tizio e Caio. Altrimenti alla fine di generano solo sterili risse. La rovina del Movimento è stata anche la sua classe dirigente ma essa non avrebbe potuto far danni se gli attivisti non glielo avessero permesso, perché anche per i personalismi serve partecipazione. Il fu Movimento ha confermato che più il potere è condiviso più è lucido e lungimirante, più il potere è accentrato più viene inquinato dall’ego di chi lo detiene. Oggi vi sono gli strumenti affinché vi sia massima partecipazione e democrazia diretta in ogni ambito e circostanza e quegli strumenti vanno usati fino in fondo. Senza esitazioni, senza ipocrisie, senza interferenze. Ma per fare questo ci vuole altruismo e fiducia, fiducia negli altri, fiducia nelle nuove generazioni, fiducia nell’intelligenza e coscienza collettive della propria comunità. E se c’è una cosa che manca in questa Italia è proprio altruismo e fiducia nel prossimo. Una delle tante conseguenze dell’egoismo imperante che caratterizza la nostra epoca e che non ha certo risparmiato il fu Movimento. In molti aspetti, il progetto originario del Movimento si è rivelato molto più avanzato delle persone che lo hanno votato e che hanno cercato di realizzarlo. Pazienza. Il rancore non serve a nulla. Incatena solo al passato e quindi ostacola la costruzione del futuro. La storia procede per tentativi. Quella personale come quella dei popoli. E i fallimenti sono molto più numerosi dei successi e anche più istruttivi. Non bisogna quindi scoraggiarsi e scivolare nell’indifferenza ma tenere viva la propria coscienza civile e non arrendersi. Siamo passeggeri del pianeta che condividono questo tempo e questo pezzo di terra. Non c’è nulla che dona più senso e felicità che il dare. Certo, gli ultimi anni hanno dimostrato come il vero cambiamento sia una sfida davvero impegnativa e di lungo periodo soprattutto in paesi malconci come il nostro. Un cammino pieno d’insidie che richiede fermezza e perseveranza per evitare di venire fagocitati dal sistema che si vuole cambiare. Ma gli ultimi anni hanno anche dimostrato che si tratta di un cammino sacrosanto e più che fattibile. Già, l’epopea del fu Movimento ha insegnato molto e per questo ne è valsa comunque la pena. Lezioni utili di cui un nuovo Movimento dovrà tenere assolutamente conto.

Tommaso Merlo