Il nuovissimo Movimento frigna perché è stato trombato anche sulle nomine Rai. Un bel bis dopo la trombatura governativa. Un partito di maggioranza davvero relativa. Ma non sarebbe giusto dare tutta la colpa alle note aquile che dirigono la nuovissima formazione pentastellata. E’ il sistema baby. Se osi alzare la testa te la fanno pagare anche se alla lunga la riabbassi. Quelli del fu Movimento possono rimangiarsi quello che vogliono ma non saranno mai considerati parte del sistema. E’ autodifesa, chi ha osato ribellarsi potrebbe farlo di nuovo. E così il nuovissimo Movimento è detestato sia dai suoi elettori delusi, sia dal sistema che non perde occasione per umiliarlo. Del resto il Movimento si è rimangiato tutto, ma il sistema no. Anzi, voleva sbarazzarsi dei ribelli prima e lo vuole anche adesso. Se poi a dargli una mano sono i ribelli stessi, ben venga. Già, un capolavoro politico che manco Macchiavelli ha mai contemplato. Le aquile pentastellate si sono consegnate ai loro traditori e carnefici e adesso frignano per le legnate che si beccano sul groppone ad ogni banchetto poltronistico. Vedremo se Draghi s’impietosirà e alla fine getterà qualche brioscina dal balcone oppure nisba. Del resto quelli del fu Movimento appaiono ben imbullonati agli scranni e schiacciano i bottoni con solerzia e non si capisce perché il principe Draghi dovrebbe scomodarsi. Già, manco la buonanima del Macchiavelli. Sembrano passati secoli da quando il fu Movimento voleva derattizzare la Rai dai partiti in nome di un servizio pubblico finalmente degno di una democrazia moderna e civile. Oggi pare che la nuovissima formazione pentastellata avrebbe alquanto gradito qualcuno “in quota” e cioè uno di quei giornalisti sensibili alle proprie istanze o che comunque si astengano nello spargere badilate di letame avverse. Giornalisti si fa per dire, più al servizio della politica e della propria carriera che della verità e dei telespettatori. Manipolatori di notizie a proprio favore o perlomeno neutri e che bilancino le manipolazioni altrui. Tipo che un giorno manipola uno e un giorno un altro. Oppure ognuno manipola sul proprio canale o nel proprio tiggì in modo da ottenere un minimo di par condicio manipolatoria. Il solito servizietto pubblico, insomma. Il solito omaggio all’intelligenza e alla maturità dei cittadini italici. Già, tra le tante rivoluzioni in cantiere, il fu Movimento aveva anche quella della Rai e dell’editoria. Aveva. Sembrano passati secoli e oggi il nuovissimo Movimento pare reclami machiavellicamente un posto a tavola. Del resto l’appetito vien mangiando e prima o poi si dovrà tornare a quelle dannate urne. Meglio prepararsi in anticipo anche perché oggi come oggi l’immagine è tutto. Già. Nessuno sa chi è veramente e s’illude di essere la propria immagine e a quel punto guai a chi gliela tocca. Viviamo una rissa perenne tra immagini. Perché nessuno sa chi è veramente e tantomeno sa chi sono gli altri eppure pensa di saperlo. Si fa cioè una immagine pure degli altri e poi parte all’arrembaggio. Una rissa tra immagini. La propria contro quella altrui. Questo mentre la cruda realtà continua inesorabilmente a fare il suo corso. Una deriva immaginaria di stampo egoistico. Povero Macchiavelli. Roba da rivoltarsi nella tomba. Menomale che c’è il principe Draghi a dargli qualche soddisfazione. Menomale che c’è il sempiterno via vai di pantofole striscianti a corte. Certo, che i rivoluzionari si mettessero a dare una mano ai restauratori scavandosi la fossa da soli non l’aveva pensata nemmeno lui, ma in fondo le pragmatiche leggi del potere e dell’ipocrisia umana si confermano eterne.  

Tommaso Merlo

ROMA, 13/12/2000 NELLA FOTO Il Cavallo Rai appena restaurato Foto- RAVAGLI/INFOPHOTO