Solo il fatto che circolino certi nomi per il Quirinale fa venir voglia di emigrare. Si parla di Berlusconi e pure di Prodi. Roba da film dell’orrore primi anni Novanta. Col Draghistan abbiamo raggiunto uno dei punti più bassi della nostra democrazia da diversi decenni a questa parte. Partiti umiliati, parlamento in vacanza, media che starnazzano all’unisono nell’indifferenza generale. Nessun dibattito, nessuna opposizione. Edicole ed urne deserte. Piazze piene di rabbia. Anime piene d’indifferenza. Quello post pandemico doveva essere un periodo di rilancio epocale per il nostro paese e invece siamo all’ordinaria amministrazione di condominio. Silenziosa, gelida, burocratica. Nessuna visione contrapposta di futuro. Nessuna progettualità. Pensiero unico. Fino a ieri se vinceva un partito o l’altro sembrava che dovesse succedere la fine del mondo e adesso non vola più una mosca. Tutti d’accordo. O i partiti in realtà la pensano tutti allo stesso modo oppure non pensano a nulla tranne che a se stessi. Egopolitica e Pnrr, Piano Nazionale di Restaurazione e Resilienza sulla poltrona. Del resto la politica vera l’ha fatta l’Europa, noi abbiamo solo dovuto riempire i moduli. Paesi dalla pessima reputazione come il nostro si devono limitare a rispettare le linee guida e non buttare via i soldi come al solito. Mettendosi a costruire ecomostri oppure mettendosi a rubare. Alla faccia dei paesi frugali e degli stereotipi. Il governo italiano è diventato la delegazione della Comunità Europea in Italia. Tutti a cuccia nell’attesa delle cascata di euro e dell’avvio dei mega progetti. E’ ora di pensare in grande. E’ ora di spendere e di spandere come l’Europa comanda. E’ ora di  far carriera e di piazzare amici e parenti rimbambiti. Evviva. Alla faccia dei sovranisti de noialtri e pure della sovranità. Alla faccia dei fessi che sono andati a votare per il cambiamento. Il solito pacco. Voti una cosa e te ne ritrovi un’altra con tanto di gesto dell’ombrello finale fuori dalla finestra di qualche palazzo rinascimentale. Ma lo scemo sei te che non ti evolvi. Non loro. La democrazia e quella roba lì in Italia. Nessuna novità. Altro che andare avanti, si torna indietro ai primi anni Novanta. Pnrr e mega inciucio ad oltranza. I partiti ricominceranno ad aizzare i loro tifosi e far finta di litigare quando gli farà comodo. In prossimità della prossima poltronata. Di colpo i compagni d’inciucio diventeranno pericolosissimi nemici mentre la propria vittoria elettorale essenziale per i destini del paese. Più che politica avanspettacolo. Una triste e perenne replica. Ma è tempo di Draghistan. Partiti umiliati, parlamento in vacanza, media che starnazzano all’unisono nell’indifferenza generale. Piazze piene di rabbia. Anime piene d’indifferenza. Prima aprono un crisi in piena pandemia e adesso che ne siamo usciti non mollano l’osso. Prima vanno al governo con Berlusconi legittimandolo e straparlano di Ulivo prodiano e poi si stracciano le vesti se qualcuno propone quei nomi per il Quirinale. Un film dell’orrore. Voglia di emigrare ma anche voglia di lottare affinché cali il sipario al più presto su questo Draghistan. Uno dei punti di bassi raggiunti della nostra democrazia da diversi decenni a questa parte.  

Tommaso Merlo