E’ una buona notizia che Di Battista tasti il terreno anche se per lui non sarà facile. Nel Draghistan c’è un dannato bisogno di opposizione ma allo stesso tempo il fossato tra cittadini e politica non è mai stato così profondo. Del resto i cittadini hanno votato in massa per un cambiamento radicale e si ritrovano oppressi dalle solite caste senza valori, senza idee, senza visione se non il proprio tornaconto. Altro che rivoluzione, siamo tornati indietro di trent’anni. L’Italia è vittima delle peggiori classi dirigenti d’Occidente e i cittadini sono esausti e disgustati come non mai. Le principali colpe ricadono sui vincitori del 2018 e in particolare sul Movimento. E’ inutile girarci attorno e per avere qualche possibilità di farcela, Di Battista deve partire da qui. Deve sfoderare l’onestà intellettuale che lo contraddistingue ed elaborare una critica profonda su quello che è successo. Anche se dolorosa. Quello del Movimento è stato un tradimento politico. Sui contenuti, sull’organizzazione, sulle alleanze, sul modo di fare politica, sull’idea di democrazia, sull’impeto rivoluzionario. Lo dicono gli ex elettori, non i nemici. Lo dicono le periferie, non i salotti. E checché ne dicano Il Conte Quotidiano e tutti i devoti di San Giuseppe Conte, il fu Movimento sta governando con Berlusconi e con Renzi ed è favorevole al governo Draghi al punto che si son rimangiati di tutto pur di restarci dentro e pare non molleranno lo scranno fino all’ultimo giorno. Il tutto senza uno straccio di dibattito pubblico. Peggio dei vecchi partiti. Con San Giuseppe Conte, il fu Movimento si è trasformato in un partitino presidenziale di cui non si capisce né cosa sia, né cosa voglia fare. Una specie d’insipido piccolo Pd in salsa politichese che con l’ennesima incredibile giravolta punta al ritorno ad un fantomatico centrosinistra di prodiana memoria. Altro che rivoluzione, siamo tornati indietro di trent’anni. Lo dicono gli ex elettori, non i nemici. Le periferie, non i salotti. Per avere qualche possibilità di farcela, Di Battista deve partire dalla cruda realtà altrimenti rischia di venir associato con quella esperienza politica fallimentare e venir travolto dal malcontento. Coi cittadini che potrebbero preferire iniziative completamente nuove ed estranee a quella che doveva essere una rivoluzione e si è trasformata in una delle prese per i fondelli più plateali della storia repubblicana. Per molti elettori il Movimento era l’ultima spiaggia e non c’è di peggio che sentirsi traditi soprattutto se paghi ogni giorno sulla tua pelle cosa significa essere governati dalle peggiori classi dirigenti d’Occidente. Il Conte Quotidiano e tutti i devoti di San Giuseppe Conte si attaccano ai sondaggi, quelli di gradimento personale e quelli delle politiche. Son convinti che per magia alle prossime elezioni gli ex elettori del fu Movimento torneranno in massa ai seggi dopo che da anni ormai non si muovono dal divano. Sarà, ma l’odierna volatilità rende i sondaggi alquanto inaffidabili e i segnali reali non sono affatto incoraggianti. Basta vedere l’emblematica uscita di scena della Raggi e l’inconsistente effetto Conte nelle urne. Ma che Di Battista tasti il terreno è una buona notizia anche se per lui non sarà facile. Per riuscire nell’impresa deve prendere nettamente le distanze dal fu Movimento anche se doloroso e proporre un progetto innovativo. Un progetto che salvi l’anima movimentista ma che tenga conto dagli errori clamorosi commessi e da quello che non ha oggettivamente funzionato. Un progetto che riprenda la bandiera di una rivoluzione pacifica e democratica anche culturale, una rivoluzione che miri ad una politica all’altezza delle nuove consapevolezze dei cittadini e che apra finalmente una fase storica del tutto nuova.

Tommaso Merlo

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 23-06-2019 Roma Politica Alessandro Di Battista ospite di "In Mezz’ora in più" Nella foto Alessandro Di Battista Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 23-06-2019 Roma (Italy) Politic Alessandro Di Battista guest for "In Mezz’ora in più" In the pic Alessandro Di Battista