Ci stiamo autodistruggendo, il mondo sta andando a fuoco ed è ricoperto di spazzatura di plastica e morale. Ma per non perdere profitti, politicanti e lobby si nascondono dietro al solito ipocrita bla bla bla. Il profitto prima perfino della vita. Di questo si tratta. Inquinare di meno costa soldi e chi detiene il potere non è disposto a spenderli. Niente di sorprendente. Viviamo un’era in cui l’unica ideologia rimasta è l’accumulare sempre di più, non solo soldi e roba ma anche potere e visibilità. Oggi “di più” è diventato sinonimo di “meglio”. Consumare di più, accumulare e apparire e contare di più, con l’illusione di trovare senso e perfino felicità in qualche negozio o su qualche palco della vita. Una illusione epocale che si sta trasformando in un incubo autodistruttivo. Altruismo, senso di responsabilità, sensibilità sono tutte caratteristiche da deboli, da perdenti. Fare passi indietro è diventato sinonimo di sconfitta e di un cedimento pericoloso perché qualche nemico potrebbe approfittarne. Più che una comunità globale di esseri umani siamo diventati un mercato. Profitto e legge del più forte. Convenienza e competizione permanente. Egoismo individuale che si fa globale. Tutti che mettono prima se stessi, tutti che hanno sempre ragione e tutti che procedono spediti verso l’autodistruzione. Nel mondo ricco abbiamo vinto la sfida della sopravvivenza, produciamo beni in eccesso e lusso superfluo e sprechiamo a livelli inauditi. Il problema è che falliamo clamorosamente nel distribuire equamente la ricchezza che generiamo. Singole persone posseggono più d’intere città e d’intere nazioni. Una idiozia autolesionista epocale. Con un minimo di giustizia sociale potremmo evolvere al paradigma successivo, passare cioè da quello materiale in cui siamo impantanati ad un paradigma più intelligente in cui soddisfatti i bisogni reali potremmo dedicarci a goderci davvero la vita e senza distruggere il pianeta. Un paradigma in cui si cessa di cercare fuori soluzioni a problemi che abbiamo dentro. Che si smette di consumare anche se stessi e il mondo e si ricominci ad esprimere la nostra natura più autentica di esseri umani. Noi siamo molto di più che produttori e consumatori, siamo molto di più che i personaggi che recitiamo sui palchi della vita. E’ tempo di togliersi la maschera e gettare i copioni. E’ questa la chiave. Noi possiamo cambiare solo noi stessi e quando cambieremo noi stessi cambierà il mondo. Quello di cui abbiamo davvero bisogno come persone non è in vendita da nessuna parte e di tutti i soldi e le cose superflue alla fine non ce ne facciamo niente se non alimentare il nostro misero ego e procedere a grandi passi verso l’autodistruzione personale e collettiva. Consumismo, arrivismo, personalismo sono tutti modi per riempiere il vuoto col nulla. Quello di cui abbiamo davvero bisogno lo troviamo dentro di noi, non fuori. La causa del nostro malessere è dentro di noi come lo è soluzione. Fuori, nella nostra città come nel mondo intero non c’è altro che la rappresentazione plastica dell’egoismo che ci corrode dentro. Siamo noi il nostro problema e siamo noi il problema del mondo. E’ tempo di evolvere come persone e quindi di paradigma. La vita materiale dove ritornare ad essere un mezzo e non un fine. Un mezzo per esprimere appieno quello che siamo veramente e cioè esseri umani. E’ tempo di rimettere la vita e la sua autentica qualità prima di ogni profitto prima che sia troppo tardi. Ci stiamo autodistruggendo, il pianeta sta andando a fuoco ed è ricoperto di spazzatura di plastica e morale. Non c’è più tempo da perdere.

Tommaso Merlo