Il renzismo sta al Pd come il contismo sta al Movimento. Ebbene sì. Un Pd in crisi nera s’infatuò di Renzi sperando che l’allora stella nascente della politica nostrana risolvesse tutti i problemi del partito. Già, proprio quello che è successo nel Movimento. Scivolato in una crisi nera, il Movimento ha puntato tutto sulla stella di Conte nella speranza che la sua popolarità risolva la grave perdita di credibilità, d’identità e soprattutto di consensi. Ma le similitudini non finiscono qui. Renzi prese voti a sinistra e li portò a destra. Il Movimento prese voti antisistema e li ha portati nel sistema. Già, gli elettori han votato una cosa e alla fine se ne ritrovano un’altra. E in entrambi i casi fu una svolta leaderista. Accentramento cioè dei poteri nella figura di un capo carismatico e l’affidarsi alle sue presunte capacità taumaturgiche. Ma non solo. Anche il renzismo fu caldeggiato dalle classi dirigenti del Pd e avvallato da assise e congressi e applaudito dai militanti. A non gradire fu il popolo di sinistra che visse quella sbandata “a destra” come un tradimento dei propri valori e della propria storia. Proprio come successo nel Movimento in cui le classi dirigenti e gli iscritti superstiti si sono compattati attorno a Conte mentre gli elettori sono scomparsi da intere aree del paese per i troppi voltafaccia. Cittadini che han votato un movimento arrabbiato e antisistema e si ritrovano un conciliante partitino di sistema. Che han votato per una rivoluzione e si ritrovano a partecipare alla restaurazione. Che han votato per la democrazia diretta e si ritrovano il presidenzialismo. Che han votato per spazzare via la partitocrazia e si ritrovano in un partito che tiene pure il moccolo a Draghi, riforma la giustizia con Berlusconi e fa finta di fare la transizione ecologica col partito del cemento e delle trivelle. Già, cittadini che han votato una cosa e se ne ritrovano tutt’altra. Un triste revival. Al Pd la sbandata leaderista finì male. Quando la bolla di Renzi scoppiò, il Pd crollò al suo minimo storico e da allora vegeta attorno a percentuali lontanissime dai bei tempi in cui vaneggiava addirittura di “vocazione maggioritaria”. Il renzismo lacero’ il Pd portando alla scissione di Bersani e poi a quella dello stesso Renzi che se ne andò coi suoi fedelissimi. Anche il Movimento è spaccato tra governisti e movimentisti anche se per adesso vi sono state solo diverse diaspore. Se n’è andata una quantità impressionante di parlamentari e soprattutto di voti e il contismo è destinato ad esasperare certe dinamiche soprattutto se non porterà i risultati sperati. Proprio come successe col renzismo. Alla fine Renzi fu costretto a mollare l’osso dopo le batoste elettorali che spinsero il Pd a tornare sui suoi passi. Ma le similitudini non finisco qui. Renzi inseguiva il grande centro moderato ed inciuciò con Forza Italia. Il contismo insegue invece il grande centrosinistra moderato ed inciucia col Pd ulivista. Da Casaleggio a Prodi. Dal futuro alla preistoria. Ma c’è un lato positivo in tutto questo triste revival. La sbandata renzista lasciò un vuoto politico enorme “a sinistra”. Un vuoto che fece la fortuna del Movimento che incamerò milioni di voti in fuga. Oggi sta succedendo la stessa cosa. Milioni di cittadini delusi dal Movimento non sanno più cosa votare e attendono nuove proposte. Ebbene sì. Cittadini che fuggiti dal renzismo ora fuggono pure dal contismo ansiosi di riprendere il cammino del vero cambiamento per cui avevano votato.

Tommaso Merlo