Le caste godono per la fine del populismo. Già, Draghi spadroneggia e siamo al pensiero unico e al governo unico. Povere illuse. Di popolo che vuole vero cambiamento è ancora pieno zeppo, il problema è che non sa più chi votare e se ne resta a casa. Tutto qui. Quella delle caste è più che altro una speranza. Perché quando il popolo si arrende loro possono dormire sonni tranquilli. Caste politiche e mediatiche ed economiche. Caste giurassiche e nuove leve. Povere illuse. Populista non è un insulto, è un complimento. Indica un cittadino che non si è rassegnato, un cittadino che non ha abboccato a qualche politicante in carriera o ai pastoni mediatici. Un cittadino vivo che ha degli ideali e la voglia di realizzarli. Democraticamente, pacificamente. Il populismo è sintomo di benessere individuale ma di malessere sociale. Si manifesta quando un paese non è all’altezza dei suoi cittadini. Delle loro esigenze, delle loro consapevolezze. E quindi li costringe ad alzare la testa e lottare per cambiarlo. Si chiama democrazia. Lottare per i propri ideali è un diritto come è un diritto avere una vera opposizione. Cosa che oggi in Italia non c’è. Siamo al pensiero unico e al governo unico. E senza opposizione una democrazia è monca. Il tutto in nome di un’emergenza ormai immaginaria ma che i politicanti tengono artificialmente in vita perché gli fa comodo. L’unica vera emergenza per le caste è che al prossimo giro ci saranno meno scranni a disposizione ed onorevoli e burocrati vogliono intascarsi le ricche prebende fino all’ultimo giorno utile. L’unica vera emergenza per le caste è che alla prossima tornata elettorale interi partiti e classi dirigenti spariranno dalla scena politica dopo la prova che hanno dato. Altro che chiacchiere patriottiche. Altro che fine dei populisti, ve ne sono in giro fin troppi e proprio per quello non mollano le poltrone. Già, in democrazia avere una opposizione è un diritto. E populista è un complimento, non un insulto. Perché dovrebbe essere il  popolo il motore e se tenuto spento non si muove nulla. Un esempio su tutti. I giovani scendono in piazza per l’ambiente e Draghi balbetta che hanno ragione. Già, come no. Ma per produrre meno plastica, per ridurre le emissioni e ridurre i consumi superflui e quant’altro bisogna toccare enormi interessi economici e lanciare un nuovo paradigma anche culturale. E le caste non lo faranno mai. Perché non ne hanno l’interesse, perché non ne hanno il coraggio, perché non ne hanno la forza. Chi è emerso in un sistema è intriso delle stesse logiche e farà di tutto per preservarlo. Questo perché la sopravvivenza di quel sistema coincide con la propria e perché di vere alternative non ne vede. E’ un tutt’uno. Politico e culturale. Per generare vero cambiamento serve il populismo, serve cioè che i cittadini lottino democraticamente per cambiare. Da sotto, da fuori. Dalle strade, dalle tastiere. Cittadini che coalizzandosi costringano le caste a prendere certe decisioni. Oppure cittadini che organizzandosi riescano a sostituirsi alle caste in modo da prendere loro certe decisioni. Si chiama democrazia. Non ci sono altre scorciatoie e si procede per tentativi. Quello del 2018 è finito malissimo. Siamo al pensiero unico e al governo unico. Ma la rassegnazione fa solo il gioco delle caste. Più i cittadini si arrendono, più le caste possono dormire sonni tranquilli. Caste politiche e mediatiche ed economiche. Caste giurassiche e nuove leve. Tutte che godono per la fine del populismo e lo spadroneggiare di Draghi. Povere illuse. Di popolo che vuole vero cambiamento è ancora pieno zeppo, il problema è che non sa più chi votare e se ne resta a casa. Ma non appena ne avrà l’occasione, la storia riprenderà a fare il suo corso.

Tommaso Merlo