Sembrava che i sovranisti dovessero sbranare il mondo ma alla fine si son messi a cuccia pure loro. A cuccia di Draghi e del pensiero unico. Salvini al governo col Pd, la Meloni a far finta opposizione. L’unico vero scandalo che li sta danneggiando è il “tanto rumore per nulla”. Che governino loro o gli altri non cambia una beata mazza. E’ questo il messaggio che gli hanno recapitato i loro elettori alle amministrative. L’imbarazzante livello dei candidati e delle classi dirigenti è una conseguenza e non una causa della crisi della politica. Per attirare le migliori energie del paese serve idealità, serve progettualità. Serve una politica vera e cioè che sgorghi dalle strade e non dai palazzi. Altrimenti la politica è ordinaria amministrazione di condominio. E’ marketing per strappare qualche manciata di poltrone e poi una volta nei palazzi “salutame a’ soreta”. Salvini è venuto a noia come quegli spot rivisti troppe volte. Incredibile che nessun guru social lo abbia avvertito come la sovraesposizione mediatica generi l’effetto boomerang e come l’aggressività generi l’effetto karmico. Ma forse è Salvini a non riuscire a disintossicarsi dai riflettori. Insegue ancora il miraggio dei pieni poteri anche se in modo sempre più scomposto e fiacco. Le percentuali da capogiro che raggiunse sono state un appuntamento con la storia che il leader leghista ha clamorosamente mancato. La bolla è scoppiata troppo presto e la pandemia ha fatto riemergere la Lega pragmatica che pensa ai danè e quindi stravede per Draghi. Altro che bestialità social. Già, Salvini è in picchiata mentre la Meloni è in forte ascesa. A destra il cuore palpita per lei, per la ferrea e roboante e scaltra eroina capitolina. Una politicante navigata che salpata dai meandri della destra nostrana procede a vele spiegate verso Palazzo Chigi. E’ lei l’ultima bolla. Vedremo se scoppierà prematuramente o se almeno lei coronerà i suoi sogni di gloria. Ormai va così, l’elettorato superstite non vota, fa shopping politico. Si guarda attorno cinicamente e soddisfa gli sfizi del momento. Usa e poi getta. La Meloni ogni tanto viene sfiorata da qualche scandalo. I soliti vizietti che riaffiorano dalle ceneri nerastre dei bei tempi che furono. Ma anche Salvini ci è passato e quando la bolla si gonfia non la ferma nessuno. Le bolle implodono da sole, col tempo. A scombussolare la corazzata sovranista è invece una lotta intestina per la leadership sempre più serrata e una sostanziale inconsistenza politica. C’è una destra più urlata e una più posata ma sotto sotto è la stessa solfa. Tanto rumore per nulla. Il sovranismo ha prosperato su paure superate dalla realtà e da un mondo che si ostina a roteare. Hanno esasperato gli animi rivangando anacronistiche identità e rigurgiti nazionalisti. Se la son presa con categoria indigeste ed hanno sbandierato giurassici bigottismi. Sembrava che dovessero sbranare il mondo ma alla fine si son messi a cuccia pure loro. A cuccia di Draghi e del pensiero unico. Tutta conseguenza e non causa della crisi della politica. Una profonda crisi di credibilità e di visione. Di idealità e di progettualità. Una politica che non sgorga dalle strade ma dai palazzi. Ordinaria amministrazione di condominio. Marketing per strappare qualche manciata di poltrone e poi una volta nei palazzi “salutame a’ soreta”.

Tommaso Merlo

Giorgia Meloni e Matteo Salvini durante ‘Atreju 2017’, Roma, 22 settembre 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI