Secondo Conte la disfatta del suo Movimento sarebbe dovuta allo scarso tempo avuto per illustrare il “nuovo corso”. Mah, sarà, l’impressione è però che gli italiani abbiano capito benissimo in cosa consista e l’abbiano clamorosamente bocciato disertando le urne. Della svolta partitica del fu Movimento se n’è parlato a lungo e Conte ha pure girato l’Italia. Ha riempito piazze reali e virtuali e “Il Conte Quotidiano” gli ha pure tirato la volata. Tutto inutile. Una disfatta inequivocabile. Conte parla di semina e rassicura che ci vuole tempo per il raccolto. Mah, sarà, l’impressione è però che gli italiani abbiano già tratto le loro conclusioni. Conte gode ancora di buona reputazione per l’importante lavoro svolto da premier, il problema è il fallimento politico del Movimento e di una classe dirigente non più credibile che lo attornia. Gli strateghi pentastellati pensavano che bastasse affidare le redini al popolare Conte per risolvere tutti i problemi intestini e rilanciarsi così verso nuovi lidi. Ed invece la svolta partitica e presidenziale si è rivelata l’ennesima disfatta. Dal 2018 in poi il fu Movimento ha perso tutte le elezioni possibili ed immaginabili ed è ormai sparito del tutto da intere aree del paese. Sopravvive giusto nei palazzi e sui social. Già, a Conte converrebbe interpretare la disfatta per quello che è stata invece di illudersi seminando nella sabbia. Quella del Movimento è una esperienza politicamente esaurita e la sua svolta partitica e presidenziale è avvenuta fuori tempo massimo. E’ stata poi interpretata come l’ennesima giravolta. Il Movimento nasce per spazzar via la vecchia partitocrazia dal basso, che si trasformi in un partito presidenziale di sistema è davvero troppo da digerire. E non c’è nulla da spiegare e da capire. I fatti parlano da soli. Come parlano da soli i tre anni nei palazzi. Gli italiani hanno capito benissimo e ne hanno tratto le loro conclusioni. Questione di coerenza. Questione di credibilità. Il fu Movimento ha ottenuto uno storico successo elettorale raccogliendo non solo voto di protesta e di periferia, ma anche voto emancipato da vecchi schemi partitici e ideologici, un voto sensibile ed esigente. Un voto dinamico che non ha perdonato la serie infinita di giravolte e non le perdonerà mai. Troppi tabù violati, troppe bandiere ammainate. Troppi compromessi, troppi cedimenti. Se voti un politicante vecchio stampo te lo aspetti che una volta nei palazzi faccia di testa sua, ma se voti un cittadino “come te” che dice di andare nei palazzi a portare la tua “voce”, allora fa male. Le enormi speranze alimentante dal fu Movimento sono pari alla cocente delusione. Molti italiani che grazie al fu Movimento ritrovarono la forza di credere nella politica son tornati nell’indifferenza. Molti altri vivono invece un disagio profondo e attendono nuove proposte. Milioni di voti che non hanno nessuna intenzione di aderire all’ennesimo partitino moderato ma che vorrebbero riprendere un percorso di cambiamento radicale anche culturale. Milioni di voti che han capito benissimo in cosa consiste il “nuovo corso” di Conte e che lo hanno clamorosamente bocciato disertando le urne. Milioni di voti perduti per sempre. Questione di coerenza. Questione di credibilità. Già, a Conte converrebbe interpretare la disfatta per quello che è stata invece d’illudersi seminando nella sabbia.

Tommaso Merlo