Il Movimento è morto e Conte non è riuscito a resuscitarlo. La classe dirigente del Movimento responsabile di un tale disastro dovrebbe dimettersi in blocco, ma inutile farsi illusioni. Il fu Movimento si è rimangiato perfino la meritocrazia. L’unica speranza è che ne nasca uno nuovo. E se qualcuno dalle ceneri del Movimento ha intenzione di far politica, è ora che passi ai fatti. Le premesse sono ottime. Milioni di cittadini se ne sono rimasti a casa. Schifati da questa politica e da tutto il circo mediatico che gli ruota attorno. Volevano un cambiamento radicale e sono rimasti delusi per l’ennesima volta. Il paese è in mano alla solita cricca partitocratica che al di là del baccano propagandistico la pensa allo stesso modo come suggella l’inciucio draghiano. Una crisi della politica talmente grave che sta corrodendo anche la democrazia. Oggi più che mai la politica incarna i mali del paese invece che le sue speranze. Cittadini da una parte, circo politico e mediatico dall’altra. Nessuno che vota, nessuno che legge i giornali mentre spadroneggia un pensiero unico asfissiante. Il Movimento aveva acceso una luce ma ha clamorosamente fallito. Risucchiato dal sistema che voleva abbattere. Per provare a salvarsi il Movimento si è attaccato alla giacchetta di Conte col solo risultato di trascinare a fondo pure lui. Conte appare impacciato nel ruolo di capo politico. Non ha i tempi giusti e nemmeno il piglio e l’efficacia mediatica. S’ingarbuglia in un vocabolario burocratico e stanco. Conte era ed è una figura istituzionale e da capo di un progetto politico fallito sta solo dilapidando il patrimonio di consenso che aveva accumulato. Dicevano che era imbattibile sui social e che era l’unico che riempiva le piazze. Già, ma le urne son rimaste vuote. Molto meglio per lui rimanere in disparte dopo l’egregio lavoro svolto da premier o al massimo fondare un suo partito personale. Ormai il nome e il simbolo del fu Movimento ricordano una pagina triste della nostra democrazia. E quando si perde credibilità, la si perde per sempre. Per riaccendere la luce della speranza e dare voce alle periferie, servirebbe un nuovo progetto politico, un nuovo movimento ma per davvero. Che impari dagli errori commessi ma che salvi quanto di buono proposto. Cittadini invece che politicanti, comunità invece che leader, vera partecipazione e stelle coraggiose. Il quadro di fondo non è del resto mutato e checché ne dicano partiti e circo mediatico vi sono sfide politiche epocali da cogliere. Soprattutto in un paese come l’Italia che ha perso decenni. Altro che pensiero unico. Altro che perbenismo moderato. Ma per cambiare davvero ci vuole la politica vera, ci vuole il popolo. Solo così si genera la forza e lo slancio per incidere sulla realtà. Altrimenti la politica si riduce ad uno sterile chiacchiericcio e ad ordinaria amministrazione in cui alla fine non cambia mai nulla. Ed è proprio per questo che milioni di cittadini se ne sono rimasti a casa. Schifati da questa politica chiassosa quanto inconcludente e annoiati dall’ipocrita circo mediatico che gli ruota attorno. Volevano un cambiamento radicale e sono rimasti delusi per l’ennesima volta. La restaurazione ha stravinto fagocitandosi anche i rivoluzionari movimentisti de noialtri. E’ stata sprecata una storica occasione ma quando i cittadini maturano nuove consapevolezze democratiche, prima o poi trovano nuovi modi per esprimerle. E’ solo questione di tempo perché la storia non ha la retromarcia. Il fu Movimento è morto ma non le istanze che lo hanno generato. Se qualcuno dalle sue ceneri ha intenzione di far politica è ora che passi ai fatti lanciandone uno davvero nuovo. Le premesse sono ottime.

Tommaso Merlo