I social sono un megafono per l’ego. L’Italia è piena di “bestie”. In politica, nella stampa, a casa propria. Basta un i-Phone e un ego malsano e chi è senza peccato scagli il primo post. Politici, giornalisti, starlette mediatiche, cittadini. C’è chi usa i social per raccattare voti o lettori o clienti e chi semplicemente far sfogare le proprie frustrazioni esistenziali. Giudicare fa sentire l’ego superiore e dalla parte del giusto. L’ego ha bisogno di sentirsi importante e non c’è niente di meglio di guardare il mondo dall’alto. Puntando il dito dal proprio pulpito mentale. L’ego vuole avere sempre ragione, vuole prevalere. Ma giudicare e criticare serve anche per riaffermare la propria identità. Una identità fasulla perché non basata su quello che si è, ma sulle differenze dagli altri. A questo servono i nemici. A questo serve la guerra permanente. Ai potenti come ai poveri cristi che li tifano. La deriva egoistica non è certo una novità, i social l’hanno resa solo più asfissiante. Basta un i-Phone e un ego malsano e via a cercare la pagliuzza nell’occhio altrui mentre la propria trave egoistica accieca. Ego individuali ma anche collettivi che sono ancora peggiori perché non hanno nessuna coscienza a cui rispondere. La storia dell’umanità è lastricata di tragedie commesse da qualche ego collettivo. Categorie categoriche. Bianco o nero. Non pensiero ma propaganda. Non cittadini ma tifosi. Non fatti ma insinuazioni. Non idee ma polemiche. Toni sempre più alti e duri. Attacchi sempre più personali. Politici, giornalisti, starlette mediatiche, cittadini. Chi la pensa diversamente diventa un nemico e va colpito. Altro che capi espiatori. La deriva egoistica è capillare. I social l’hanno resa solo più asfissiante. Milioni di ego che ripetono come automi le stesse identiche idiozie convinti di essere unici e speciali. La mente ripete schemi, non crea. E l’ego accieca al punto d’impedire perfino di rendersi conto di quanto si è ridicoli, di quanto si è dannosi agli altri ma anche a se stessi. Arroganza ed aggressività spacciate come forza. Il dileggio come contenuto. L’ego ci divide tra noi e ci rende cinici ma alla fine avvelena la nostra di esistenza. Inchiodandoci a sentimenti tossici e visioni negative, inchiodandoci in una perenne ostilità e in beghe insulse. Uno sterile sfogatoio. Una illusoria battaglia. Un immenso spreco di tempo ed energie vitali a dare la colpa a chissà chi del proprio malessere. Politici, giornalisti, starlette mediatiche, cittadini. Tutti a far scorrere il ditino su qualche schermo per raccattare voti o lettori o clienti o semplicemente far sfogare le proprie frustrazioni esistenziali. Tutti a far scorrere il ditino alla ricerca di motivi per sentirsi indignati o per mettersi in mostra. Perché l’immagine è tutto e guai a chi la tocca. Persone che non sanno neanche chi sono, ma che difendono la propria immaginaria identità pubblica coi denti. Scherzi dell’ego. Come in politica. Una cagnara social infernale quando viviamo in una serafica era di pensiero unico. Le democrazie si stanno trasformando in tecnocrazie dove gruppi di potere sostanzialmente identici competono per il potere. Se vince uno o l’altro cambiano giusto i dettagli eppure tutti si scannano sui social come se fosse imminente la fine del mondo. Questo perché la politica non c’entra nulla, c’entra invece la devastante deriva egoistica. Politici, giornalisti, starlette mediatiche, cittadini. I social sono solo un megafono per l’ego. L’Italia è piena di “bestie”. In politica, nella stampa, a casa propria. Basta un i-Phone e un ego malsano. Travi, pagliuzze e chi è senza peccato scagli il primo post.

Tommaso Merlo