La Raggi lotta per restare in Campidoglio. Con la sua consueta grazia e tenacia punzecchia i rivali e rivendica il suo onesto operato. La vecchia partitocrazia rivuole anche Roma. La Capitale fu la prima a cadere nelle mani dei barbari movimentisti e l’ultimo baluardo che ancora resite alla restaurazione. Raggi di una stagione perduta. La sindaca è ancora molto popolare tra quello che resta del Movimento. Perché è rimasta cittadina e non si è messa a scimmiottare i vecchi politicanti. Perché non si è montata la testa ed ha mostrato un coraggio contro prepotenti e criminali che solo una donna poteva avere. E perché nel mirino di nemici e caste per anni. Se la fantomatica classe dirigente del Movimento avesse preso esempio dalla Raggi invece che dai poltronosauri, il Movimento sarebbe ancora vivo e vegeto. La Raggi ha dovuto lottare perfino per provare a riconfermarsi. Volevano celebrare le nozze col Pd in Campidoglio già al primo turno. Tutto rimandato ma il matrimonio “s’ha da fare”. L’ascesa nazionale del Movimento iniziò con la sorprendente vittoria della Raggi sulle macerie di mafia capitale, un’uscita di scena della scomoda sindaca e le nozze Pd-M5S suggellerebbero plasticamente l’epilogo di una stagione intensa ma dannatamente effimera. Anni in cui cittadini esasperati da decenni di malapolitica hanno ritrovato la forza di reagire fidandosi di quel Movimento anomalo dalle parole guerriere. Movimento a cui dopo cinque anni di ottima opposizione hanno affidato le redini del paese. In nome di un cambiamento radicale, in nome di una democrazia all’altezza delle proprie nuove consapevolezze. Non solo rabbia ma anche idee e un modo alternativo d’intendere e fare politica. Un’onda davvero anomala ma che in pochi anni si è infranta sui sontuosi palazzi romani. Oggi del Movimento rimane giusto il nome e il simbolo e tanto amaro in bocca. Dopo una partenza governativa a razzo, il Movimento si è inspiegabilmente dissolto e omologato alla vecchia politica contro cui combatteva. Da movimento di cittadini arrabbiati a partito perbenista che sta cooperando coi suoi storici nemici affinché non resti nulla del proprio tentativo rivoluzionario. Come da migliore tradizione della casa il cambiamento radicale richiesto nelle urne è rimasto una promessa elettorale. Siamo tornati ad un pensiero unico mai così palese. Girano le stesse facce, le stesse parole, le stesse logiche, lo stesso vuoto. Vecchia e nuova partitocrazia stanno serenamente completando una restaurazione politica e culturale davvero capillare. Siamo ad una tecnocrazia conformista unitaria. Con una finta sinistra e una finta destra che fanno finta di litigare per qualche verissimo scranno in più. Se il Movimento fosse sopravvissuto ai sontuosi palazzi romani, la Raggi avrebbe vinto in scioltezza perché le istanze di cambiamento che hanno fatto la sua fortuna e quella del Movimento sono ancora tutte sacrosante. Sembrano passati secoli da quando si commosse sul balcone del Campidoglio, ma “arrendersi mai” e la sindaca scomoda lotta con grazia e tenacia per salvare i raggi di una stagione perduta.

Tommaso Merlo