La metà degli iscritti hanno votato incoronando Conte presidente. Ben per lui e per tutti quelli che lo seguiranno. Lo rivedremo in tour per l’Italia. Chissà se in treno o in camper, tra bagni di folla e selve di microfoni. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma la politica è fatta di bivi e buona fortuna. Quello che invece non torna in tutto sto travaglio del Movimento, è che senso avesse disfare tutto. Sarebbe stato molto più intelligente che ognuno andasse per la sua strada. I seguaci di Conte da una parte e chi invece crede ancora nel Movimento originario dall’altra. Una pura e semplice scissione. Se invece l’idea era solo quella di riformare un Movimento di cittadini, allora lo avrebbero dovuto fare i cittadini, dal basso. Questo non è successo e adesso si aprono nuovi scenari politici. Nella sua incredibile parabola il Movimento ha subito diverse diaspore. Sono milioni le persone perse per strada. Semplici elettori, attivisti, portavoce. Serve un nuovo progetto politico che li rappresenti e anche in fretta, serve un nuovo Movimento e le condizioni affinché nasca sono più che favorevoli. Siamo in piena restaurazione. La vecchia partitocrazia ha stravinto e l’Italia è sempre la stessa. Siamo addirittura all’ennesimo mega inciucio e le istanze che han scatenato lo tsunami del 2018 sono più valide che mai. Serve solo chi gli dia voce, un progetto che riparta dall’esperienza del Movimento e dalla sua idea originaria. Un punto centrale. Il partito di Conte nasce sostanzialmente attorno ad un leader e al suo consenso personale. Il Movimento nasceva invece intorno una idea. Un’idea rivoluzionaria e ancora insuperata. Quella di una democrazia in cui il potere è sempre più condiviso e partecipato invece che accentrato, in cui la comunità di cittadini si fa leader di se stessa e si appropria del suo ruolo democratico sostituendo i politicanti in carriera. Una democrazia in cui le idee e le “cose da fare” prevalgono sulle individualità. Una democrazia di cittadini sempre più emancipati e consapevoli che smettono di tifare e si rimboccano le maniche riappropriandosi del ruolo democratico che gli spetta. Un’idea che contro ogni previsione ha funzionato eccome, producendo ottimi risultati sull’onda dell’entusiasmo dei primi mesi di governo gialloverde, ma che nonostante questo in soli tre anni è stata accantonata senza che si sia ancora capito il perché. Tre anni nei palazzi che hanno insegnato molto. Il nuovo Movimento non dovrà essere una fotocopia ma perfezionare ciò che non ha funzionato senza però stravolgere l’idea portante. Anche perché il futuro della democrazia va in quella direzione. Verso una partecipazione popolare sempre più diretta e condivisa anche grazie alle nuove tecnologie, verso una coscienza e intelligenza collettive che prevalgono sempre più su leader e classi dirigenti e s’impongono su ego personali ma anche collettivi. Nella sua incredibile parabola il Movimento ha subito diverse diaspore. Sono milioni le persone perse per strada. Semplici elettori, attivisti, portavoce. Sarebbe ora di mettere da parte egoismi e beghe personali e raccogliere i cocci per lanciare un nuovo progetto movimentista. Conte e i suoi seguaci hanno tutto il diritto di farsi il loro partito, ma chi crede ancora nell’idea portante del Movimento ha lo stesso diritto di continuare il suo percorso. Conte non propone nulla di nuovo mentre la vecchia partitocrazia è sempre più arrogante e non partorisce nessuna nuova idea da decenni, solo marketing. Oggi in Italia serve più che mai una forza politica antisistema, che abbia il coraggio di riprendere la strada del cambiamento radicale intrapresa nel 2018 e che abbia l’obiettivo di superare una volta per tutte una cultura politica e una partitocrazia del tutto fallimentari e superate dalla storia. Serve un nuovo Movimento e anche in fretta e le condizioni affinché nasca sono più che favorevoli.

Tommaso Merlo