Più che una classe dirigente quella del Movimento si è rivelata una calamità naturale. In soli tre anni di governo ha dilapidato un patrimonio di consenso e credibilità immenso. Dal 2018 in poi il Movimento ha perso anche le elezioni condominiali e senza l’apparizione di San Conte avrebbe conseguito un record storico: sparire dai radar della politica in una sola legislatura. Davvero un cataclisma ma senza che la sua classe dirigente si sia mai scomposta più di tanto. Più che imbullonati alla poltrona, saldati. Dovevano essere cittadini che rivoluzionavano l’Italia per poi tornarsene a casa loro a godersela, ma pare non abbiano nessuna intenzione di farlo anche perché l’Italia nel frattempo è alquanto peggiorata. E questo anche grazie ad un altro record, il Movimento ha lanciato una rivoluzione ma strada facendo l’ha piantata a metà e si è alleato coi restauratori. Già, funziona così: il Movimento è andato al governo coi suoi nemici che stanno smontando una ad una le sue riforme, il Movimento corre ai ripari mettendoci qualche pezza e poi canta vittoria e vota soddisfatto le controriforme dei suoi nemici. Strategia destinata ad allargare i confini delle scienze politiche: fondamentalismo governista di matrice masochistica volgarmente anche detto self-restaurazione e poltronismo acrobatico. Oramai si è salvato giusto il Reddito di Cittadinanza che i restauratori hanno nel mirino da tempo. Il Movimento giura che non si toccherà mai e poi mai. Già, come al solito e così anche quella stella rischia di rivelarsi una mezza sòla. Come quella della democrazia diretta, già, preistoria movimentista. Dall’uno vale uno al presidentissimo, dall’intelligenza collettiva della rete agli organigrammi partitocratici. Evoluzione come se fosse antani alla prematurata. Intanto fremono i preparativi per la festa di beatificazione di San Conte e tutti s’interrogano sul futuro del nuovo Movimento. Chissà come evolverà. Chissà se organizzeranno un bel mega congresso in qualche mega palasport con tanto di mega palco e mega schermo e migliaia di delegati in giacca e cravatta e tailleur e il badge al collo tutti ad ascoltare gli enfatici discorsi dei grandi leader. Già, in modo da celebrare anche plasticamente l’evoluzione terapia tapioco con scappellamento indietro. E chissà quante altre stelle si trasformeranno in sòle. Chissà se resisterà il limite dei due mandati oppure verrà esteso magari a dieci o a venti, in modo da valorizzare le competenze maturate dalla classe dirigente e poterne usufruire anche in futuro. E chissà se lo stipendio verrà ancora decurtato oppure magari alzato per prevenire le fughe degli irreprensibili idealisti. Ormai può succedere di tutto. Dalle stelle alle sòle. Una seconda TAV da un’altra parte e pure una TAP bis e tris, un ponte anche con la Sardegna in cemento armato, finanziamenti ai giornali a gogò in modo da trovare finalmente qualche giornalista disposto a scrivere due righe benevole e via sòlando. Chissà. Anche il quadro generale è tutto da definire. Dai primi indizi pare che anche la storia della sinistra e della destra fosse una gran sòla. Pare esistano eccome e siano assolutamente diverse tra loro. Quanto al Movimento pare sia di sinistra, già, rosso fuoco. O almeno lo sarà fino alle prossime elezioni quando insieme ai compagni del Pd tenterà di fermare l’avanzata di quei pericolosissimi fascistoidi con cui al momento stanno serenamente governando. Nel lungo periodo potrebbe invece imporsi il modello Udeur sia come grinta rivoluzionaria che massa critica. Nel frattempo è iniziato il semestre marrone e il nuovo Movimento è deciso a rimanere buonino alla corte di Draghi per continuare l’epocale transizione ecologica che lo vede assoluto protagonista. Già, ma che alla fine del semestre il nuovo Movimento voti Berlusconi al Quirinale pare un tantino eccessivo. Anche le sòle hanno i loro limiti. Si vedrà, per il momento non resta che mettersi comodi e attendere gli sviluppi dell’evoluzione tarapia tapioco con scappellamento indietro.

Tommaso Merlo