Ci vorrebbe una bella papeetata di Salvini per liberarci da Draghi. Un bel colpo di testa del Capitano come ai vecchi tempi. Giuramento di fedeltà eterna al tetro bancario e poi un bel gesto dell’ombrello improvviso in modo da riprendere la rincorsa verso i piedi poteri. Del resto se non si dà una mossa la Meloni gli porta via anche le mutande verdi. Nel governo dei peggiori il capitone si è sempre sentito a casa in realtà. E questo nonostante sia stato costretto a contendersi le chiappe di Draghi addirittura col Pd e nonostante il bancario taciturno lo abbia contraccambiato assumendo addirittura la Fornero dopo aver confermato Speranza e la Lamorgese. Gelida ingratitudine tecnocratica di stampo europeista. Ma bisogna essere onesti, Salvini voleva star fuori dalla solita poltronata all’italiana, ma si sa come sono quelli del profondo nord, pensan solo ai danè e così alla fine il capitone padano ha dovuto capitolare. Già, per salvare l’Italia da una pandemia a cui lui non credeva nemmeno in fondo. Bene, bravi ci hanno salvato tutti, ma adesso anche basta. La pandemia è scemata, le mani sul recovery le hanno messe e adesso c’è pure il semestre marrone e infarcito di noccioline. Che Salvini sfoderi la spada come Alberto da Giussano e papeeti a manetta. Anche perché incombe la cruda realtà. Quegli stramaledetti clandestini si son rimessi a sbarcare a orde come se nulla fosse. Una vera e propria invasione di baluba che non hanno mai visto un vaccino neanche col binocolo e si apprestano a gironzolare per il Belpaese mentre il governo dei migliori vorrebbe mettere il Green Pass anche per andare a pisciare. Davvero troppo. Il capitone deve reagire e farlo subito altrimenti la Meloni gli porta via anche le mutande verdi tempestate di vichinghi urlanti. Salvini ha già dato. È passato dal non mettersi la mascherina al partecipare ad un governo imbevuto di quella tecnocrazia che ha sempre combattuto in decenni di onorata carriera. Bene, grazie di tutto, ma adesso anche basta. Ormai si è vaccinato pure lui e poi è estate. Salvini vuole tornare a lavorare e cioè balzare da un palco all’altro a far comizi. C’è un sacco di carne al fuoco. Si sta sentendo spesso con Berlusconi per la federazione con scappellamento a destra. Il Cavaliere è per l’obbligo vaginale mentre il capitone vuole lasciare libertà individuale. Stanno poi pensando al Covid Pass, con sale e zone apposite per gli infetti e i no-vax come si faceva coi fumatori. Un’idea che stanno studiando insieme a tante altre. Salvini è il vulcano di sempre, ha un sacco di idee per aiutare commercianti, imprenditori, impiegati, casalingue, arrotini, lustrascarpe, maestri di yoga, cuochi a domicilio, portinai, lavavetri, cercatori di funghi. Un elenco sterminato. E allora basta con sta pagliacciata del governo di salvezza nazionale, l’hanno capito anche i piccioni di Piazza Montecitorio che è la solita poltronata all’italiana. Vecchia partitocrazia che inciucia con quelli che blateravano di volerla rivoluzionare. Già, come no. Adesso è iniziato pure il semestre marrone snocciolato. Che Salvini rispolveri le felpe da populista, che ritrovi parole da condottiero e che torni ad incarnare la sacra volontà popolare. Già, populismo, non poltronismo. Che Salvini ci liberi da Draghi con una bella papeetata come ai vecchi tempi. Giuramento di fedeltà eterna al tetro bancario e poi un bel gesto dell’ombrello improvviso in modo da riprendere la rincorsa verso i pieni poteri prima che la Meloni gli porti via anche le mutande. In moltissimi gli sarebbero eternamente grati.

Tommaso Merlo