La disperata voglia di cambiamento esplosa nel 2018 è stata delusa. In Italia non è cambiato nulla. I cardini del sistema sono ancora al loro posto come del resto i loro protagonisti e il modo di far politica. Stesso paese, stesse caste, stessa aria irrespirabile. Ora bisognerà vedere cosa succederà quando ai cittadini verrà finalmente ridata la parola. Le forze politiche che hanno deluso le istanze di cambiamento del 2018 pagheranno un caro prezzo, ma nemmeno i conservatori sorrideranno. Caste e lobby e stampa al seguito sono convinti che il mega inciucio draghiano completerà la restaurazione e porterà anche ad una normalizzazione duratura del sistema. Auspicano che con la complicità della pandemia nessuno oserà alzare la testa almeno per un po’, consentendo così a Lorsignori di ricominciare a godersi la festa in santa pace. Di soldi ne stanno piovendo a catinelle, gli serve solo continuità e stabilità. Auspicano che i poveri cristi ricomincino ad accontentarsi delle briciole e delle ninnenanne propagandistiche. Riprendendo a picchiarsi tra loro nell’illusione che la vittoria dei propri beniamini sia la soluzione a tutti i mali. Come da migliore tradizione della casa. Già, i restauratori hanno stravinto. Sono riusciti a bloccare il cambiamento, a restare in sella e perfino ad umiliare i rivoltosi. E passata la tempesta si sentono più forti che mai. Già, ma un conto sono gli auspici di caste e lobby e stampa al seguito, un conto è la realtà storica di un paese. E questa realtà storica la determinano i cittadini, non la ristretta cerchia di potenti e di privilegiati e nemmeno le manovre di qualche politicante. Tutto è nelle mani dei cittadini in democrazia. Se quella del 2018 fosse stata solo una sterile reazione isterica, allora i restauratori avrebbero davanti anni sereni, con le forze politiche vigenti che potranno serenamente spartirsi il paese tornando alla vecchia contrapposizione tra finta sinistra e finta destra. Ma quella del 2018 era il sintomo di una evoluzione culturale e quindi politica genuina. Quei cittadini desiderosi di cambiamento radicale non torneranno affatto indietro a votare per qualche minestra riscaldata e nemmeno per chi li ha delusi, ma attenderanno nuovi progetti in cui credere in modo da continuare l’opera di cambiamento iniziata. Cittadini evoluti ed emancipati da vecchi schemi che già una volta han voltato le spalle ai politicanti, già una volta hanno ignorato la propaganda di televisioni e giornali, già una volta hanno avuto il coraggio di credere in qualcosa d’inedito ed innovativo. Gli è andata male, ma fatto quel passo lo faranno ancora. Basta che gli venga proposta un nuovo progetto all’altezza delle loro nuove consapevolezze. Già, una volta che un cittadino evolve, non torna più indietro. È una legge della vita prima ancora che della politica. È questo che i restauratori non capiscono. I cittadini delusi dal 2018 piuttosto se ne staranno a casa che tornare a votare per loro e i loro amichetti. Altro che normalizzazione del sistema. Le forze vincitrici del 2018 sono state solo un veicolo attraverso il quale le istanze di cambiamento radicale hanno provato a concretizzarsi, se quel veicolo ha fallito ne proveranno altri. Quella del 2018 era il sintomo di una evoluzione culturale genuina. E un conto sono gli auspici di caste e lobby e stampa al seguito, un conto è la realtà storica di un paese. E questa realtà storica la determinano i cittadini, non la ristretta cerchia di potenti e di privilegiati e nemmeno le manovre di qualche politicante. Già, tutto è nelle mani dei cittadini che non aspettano altro di continuare il percorso di cambiamento iniziato nel 2018.

Tommaso Merlo