Conte sembra già presidente del Movimento, come se dessero per scontato un plebiscito degli iscritti. Il tutto in un silenzio assordante. Nei vecchi partiti c’erano diverse mozioni e percorsi congressuali in cui si confrontavano anche aspramente. Il Movimento si sta invece trasformando radicalmente in presidenziale e non vola una mosca. Giusto una rissa preliminare tra big e poi social bastonate a chiunque osi mettere in dubbio la santità di Conte. E questo nonostante gli iscritti abbiano votato per una leadership collegiale solo pochi mesi fa. Boh. Misteri della fede. Ma c’è ben poco di originale nella beatificazione contiana e nella giravolta presidenzialista del Movimento. L’Italia è il paese dei presidenti, dalle bocciofile fino al Quirinale. Un tarlo culturale. Dare la colpa ai presidenti de noialtri non sarebbe giusto. Sono gli italiani che li mettono su qualche pulpito e poi passano il tempo ad incensarli ed attendere miracoli. Tarli che s’imparano fin dalla giovane età. In famiglia come a scuola. In Italia conviene sedersi al primo banco e ridere alle battutine sceme del prof perché in quel modo la sufficienza non ti mancherà mai. Se invece ti siedi in ultima fila ed osi contestare gli errori e le ingiustizie del prof allora rischi e non ti verranno riconosciuti nemmeno i tuoi meriti. Questa è l’Italia che piaccia o meno, con tutte le eccezioni che però confermano la regola. In Italia spuntano presidenti come funghi e tutti accorrono ai loro piedi. Per ottenere protezione, per ottenere vantaggi e tornaconti, per conformismo, per comodità. Un tarlo culturale. Presidenzialismo e leccapiedismo. In società, sul lavoro, in politica, ovunque. Basta accendere la televisione o sfogliare un giornale. Ma se presidenzialismo e leccapiedismo rendono tantissimo ai singoli fin dai banchi di scuola per arrivare alla scrivania di mogano in qualche palazzo, a livello democratico sono catastrofici. Basta aprire la finestra e guardar fuori per rendersene conto. Con l’Italia fanalino di coda d’Occidente e incapace perfino di risolvere questioni davvero basilari per una democrazia tipo una giustizia decente o una vera libertà di stampa o liberarsi dai conflitti d’interesse e dalla criminalità in maglietta e da quella in camicia bianca. Basta aprire la finestra. Coi cittadini a darsele di santa ragione fra loro per difendere il proprio salvifico presidente e poi non cambia mai nulla. Ma invece di rendersene conto e di smetterla d’illudersi, gli italiani passano cocciutamente da un presidente all’altro. Vi sono perfino presidenti salvifici del passato che hanno già fallito clamorosamente ma che sono ancora sulla scena pubblica grazie a seguiti sempre più esigui ma irriducibili. Presidenzialismo e leccapiedismo culturali più che politici. In Italia si grida al regime solo quando comandano i presidenti degli altri. Se vince il proprio presidente sarà un paradiso, se vince quello altrui un infermo salvo poi ritrovarsi tutti immersi sempre nella stessa melma. Tarli atavici e davvero difficili da estirpare. Ma dare la colpa ai presidenti de noialtri non sarebbe giusto. Da quello della bocciofila fino al Quirinale sono gli italiani a metterli su qualche pulpito per poi passare il tempo ad incensarli ed attendere miracoli. Ogni fazione il suo. Tutti con la testa all’insù verso qualche salvifico presidente invece di guardarsi dentro, invece di capire che l’unico modo per costruire un paese migliore è cambiare se stessi. È assumersi le proprie responsabilità, è fare la propria parte incarnando il cambiamento che si desidera realizzare.

Tommaso Merlo