Spetterà agli iscritti superstiti decidere se trasformare il Movimento in un partito da secolo scorso. Perché di questo si tratta. Inutile girarci attorno. Una virata drastica decisa dai big del Movimento e che la base è chiamata a vidimare. O sì o no. O restare fedeli al progetto del Movimento con cui si è vinto le elezioni solo tre anni fa oppure se stravolgerlo diventando un partito guidato da Conte designato presidente a priori. Vedremo cosa decideranno gli iscritti, ma comunque andrà a finire gli strascichi politici saranno molto pesanti. Del resto chi crede ancora nel Movimento difficilmente aderirà ad un partito da secolo scorso e farà giustamente le valigie. Allo stesso tempo tutti coloro che vogliono seguire Conte verso la gloria, insisteranno a testa bassa. Gli ipocriti appelli all’unità dei big lasciano il tempo che trovano. Se stravolgi il progetto originario del Movimento e lo fai dall’alto, te ne devi assumere la responsabilità politica. Il Movimento voleva “distruggere” tutti i partiti ed oggi si appresta a diventare un partito. Davvero un epilogo al di là di ogni peggiore previsione. Se i big del Movimento vinceranno anche questa volta e passerà il nuovo statuto, sostanzialmente il Movimento diventerà simile al Pd con cui si consoliderà il gemellaggio e magari un giorno si arriverà perfino alla fusione. Ed insieme alla riserva indiana degli ex comunisti nascerà un nuovo centrosinistra schierato contro quei pericolosissimi populisti con cui oggi stanno serenamente governando. Il trionfo della restaurazione, col centrosinistra a fare da lato B del pensiero unico neoliberista. La scomparsa di ogni vera alternativa politica al di là delle chiacchiere politichesi. La scomparsa dei cittadini dalla scena e il ritorno ai politicanti di professione. Davvero un epilogo al di là di ogni peggiore previsione. Ma se i big del Movimento vinceranno anche questa volta, si spera almeno in una reazione degna di nota da parte dei portavoce dissidenti. Finora le varie diaspore del Movimento non hanno prodotto nulla di politicamente sostanzioso. Qualche gruppetto parlamentare e tanta flatulenza social, ma nessuna reale iniziativa politica comune. Questo drammatico voto potrebbe essere l’occasione giusta affinché qualcuno rilanci la via tracciata dal Movimento, perché di questo si tratta, altro che abbandonarla. Checché ne dicano i fantomatici big, il modello di fondo del Movimento si è dimostrato vincente e più utile ed attuale che mai. Basterebbe limarlo, imparando dagli errori commessi e dalle cose che non hanno funzionato e riaffidarsi con fiducia alla base, ai cittadini. Riprendendo il sacrosanto progetto di una democrazia sempre più diretta e partecipata, altro che tornare al leaderismo e alle burocrazie. E tornando a mirare a stelle ambiziose e davvero alternative senza perdersi nel chiacchiericcio politichese e nel compromesso perpetuo al ribasso. In questa fase storica complessa di cambio di paradigma, serve più che mai una forza politica che abbia il coraggio di un cambiamento radicale, una forza disinteressata e anti sistema che dica le cose come stanno altro che peloso conformismo e accontentarsi dei colpi di fioretto. Non resta che attendere il voto. Finora i big hanno sempre vinto. Ma se perdessero questo voto storico, per loro sarebbe davvero il capolinea. Il fallimento di una deriva partitica che dura da tempo e che costringerebbe loro a fare le valige. Non resta che attendere la campagna elettorale intestina, altra chicca della casa. Come quella sull’adesione al mega inciucio draconiano durata qualche giorno, coi fantomatici big ad occupare la scena spaventati dal possibile voto contrario della base e con iscritti che si sono fidati salvo poi pentirsi il giorno dopo. Senza nessun vero dibattito. Ma finora i big hanno sempre vinto. Vedremo se gli iscritti vidimeranno le loro decisioni calate dall’alto anche questa volta oppure se reagiranno e si rifiuteranno di trasformare il Movimento in un partito da secolo scorso. Perché questo si tratta. Inutile girarci attorno.   

Tommaso Merlo