Un giorno anche la stella di Conte si spegnerà e a quel punto i suoi innamorati si ritroveranno con un pugno di mosche in mano. È la storia della democrazia italiana. La destra s’infatuò di Berlusconi per ben tre legislature. Poi fu la volta della sinistra che prese una cotta per Renzi, più passeggera ma altrettanto deleteria. Poi la freccia scoccò per Salvini che però non è riuscito ancora a coronare il suo sogno dei pieni poteri e pian piano la Meloni lo sta rimpiazzando nel cuore volubile dei destrorsi nostrani. Dall’altra parte è invece Conte a far palpitare le masse, è lui il salvifico Romeo che risolleverà le sorti non solo del Movimento ma dell’Italia intera. Evviva. Finalmente. E non c’entra nulla la qualità dei singoli, il proprio Romeo è sempre il migliore. C’entra invece l’arretrata cultura democratica del nostro paese. Destra e sinistra son diventate la stessa cosa anche in questo. Un salvifico Romeo al balcone, una cerchia di politicanti e giornalisti spasimanti attorno a lui e sotto le masse innamorate. Promesse d’eternità, calde effusioni, sogni di gloria. E poi nel giro di qualche anno volano gli stracci e si ritrovano col solito pugno di mosche in mano. Se l’Italia è una democrazia malconcia che si trascina i soliti problemi da una vita è proprio per questa visione distorta di cosa sia la democrazia. I salvifici Romei non servono a nulla. Grazie a loro al massimo si strappa qualche percentuale in più alle elezioni e quindi qualche poltrona, ma poi tutto finisce in un mare di chiacchiere a vanvera. Le cose cambiano davvero solo attraverso la partecipazione popolare dal basso. Ed è proprio la storia incredibile del Movimento ad averlo confermato in maniera plastica. L’esperienza riformista più importante degli ultimi decenni sono stati i primi mesi di potere del Movimento 5 Stelle. Non ci sono dubbi né paragoni. Dal Reddito fino al taglio dei parlamentari. Una esperienza non guidata da qualche salvifico Romeo, ma da cittadini arrabbiati e affamati di cambiamento e determinati a realizzare i propri progetti politici. Punto. Certo, anche Conte ha fatto la sua parte in quel periodo, ma i meriti dell’esperienza riformista del Movimento non sono suoi, sono del modello e sono dei cittadini a casa come di quelli finiti nei palazzi che in quei mesi hanno avuto il coraggio di andare fino in fondo. Un successo di comunità, non di singoli individui. Conte in quel periodo era solo un cittadino tra gli altri. Non il fantomatico messia di oggi. Eppure perfino il Movimento non sembra aver imparato nulla. La spinta riformista del Movimento derivava dall’essere composto da cittadini estranei al sistema, da cittadini con nel cuore valori e stelle da realizzare a tutti i costi e non con nel cuore qualche Romeo o qualche mossa strategica o la propria carriera o futuri assetti. Il Movimento ha insegnato a tutti come anche la nostra malconcia democrazia sia scalabile e come siano i cittadini il vero motore del cambiamento. Non capi messianici, non politicanti di lungo corso, non burocrazie di partito. Ma cittadini liberi e pensanti e non tifosi da tastiera. Cittadini che si prendono il posto che gli spetta e mantengono la parola data. Punto. Ma il Movimento ha insegnato anche altro. Strada facendo si è messo a far politica come gli altri e i portavoce si sono trasformati in “onorevoli” come gli altri, perdendo forza, senso e pure consenso. Il Movimento ha insegnato che certe salubri ondate democratiche durino ben poco se mal gestite. Ha insegnato che la natura umana è misera al di là degli schieramenti politici. Ha insegnato come alla fine in politica ci si distrugge da soli più che per efferati nemici che in realtà sono utilissimi per tenere serrate le truppe. Ha insegnato come anche lo slancio rivoluzionario più genuino una volta arrivato nei palazzi finisce per ammosciarsi se perde contatto con la strada. In soli tre anni di potere il Movimento è irriconoscibile, al posto di portavoce arrabbiati vi sono onorevoli accomodanti e adesso spunta perfino un salvifico Romeo e cerchie di politicanti e giornalisti spasimanti attorno a lui e masse d’innamorati pronti a fulminare chiunque osi disturbare il proprio folle amore. Tutta colpa dell’arretrata cultura democratica del nostro paese e dell’egoismo che divide e non consente di apprendere dai propri errori. L’Italia è vittima di mali che si trascinano da una vita nonostante l’infinita lista di Romei che si sono affacciati dai suoi balconi. Che anche il Movimento s’indirizzi verso il classico pugno di mosche, è la sua sconfitta peggiore.

Tommaso Merlo