Il “no” a Conte degli iscritti

Gli iscritti del Movimento potrebbero anche votare “no” al presidente in pectore Conte. Sarebbe un clamoroso colpo di scena, un sussulto d’orgoglio dei legittimi proprietari del Movimento e cioè dei cittadini comuni. Un “no” improbabile ma possibile. Del resto se Conte vuole continuare a fare politica e guidare i suoi fans verso nuovi lidi ha tutto il diritto di farlo, non si capisce però il perché il Movimento debba venire snaturato. Non ha senso. Che si faccia il suo partitino personale, si circondi di fedelissimi e buona fortuna. Il Movimento era un’altra cosa. Era una comunità senza nessun “presidente” depositario di chissà quale linea e perfino senza dirigenti. Una comunità di cittadini alla pari a cui spettava designare la linea attraverso una partecipazione sempre più fitta e diretta. I vertici del Movimento hanno cambiato idea strada facendo? Bene, allora che se ne tornino a casa loro e si ricandidano proponendo il loro nuovo partito. Non è giusto che usino il voto di chi ha creduto nel Movimento per fare altro, si tratta di quel famoso “scippo di democrazia” contro cui il Movimento ha sempre lottato. Alle ultime elezioni milioni di persone hanno votato per un modello ben preciso e per una linea di cambiamento radicale che tra le altre cose prevedeva di stare alla larga da governi tecnici e da inciuci addirittura con Berlusconi e compagnia bella. Il voto dei cittadini va rispettato. È una questione di correttezza democratica. Non è giusto che una volta nei palazzi i politicanti si sentano legittimatati a fare e disfare di testa loro col voto ricevuto. Con l’aggravante che il Movimento ha promosso per mesi Stati Generali finiti nel nulla e vi è stata addirittura una votazione degli iscritti che ha deciso per una leadership condivisa, altro che salvatori della patria. Per questo il “no” a Conte degli iscritti è improbabile ma possibile. Se gli iscritti voteranno “no” sarà un colpo di scena e un sussulto d’orgoglio che porterebbe all’uscita di scena del presidente in pectore ma anche del garante e di tutta la fantomatica classe dirigente del Movimento. Un “no” possibile ma improbabile anche perché strada facendo la comunità del Movimento si è frammentata ed intossicata. Troppi errori madornali, troppe ambiguità, troppi compromessi e retromarce e litigi. Vecchia egopolitica altro che nuovi corsi. Stesse parole vuote, stesse cravatte, stesse risse. Come terrorizzato da quei sondaggi che aveva sempre detto di voler ignorare, il Movimento si è dissolto nei palazzi e alla fine si è aggrappato disperatamente a Conte per restare a galla. Invece cioè di fermarsi a riflettere e tornare se stesso, il Movimento si è come arreso tradendo le sue origini. Una assurdità. Nessuno nega che Conte sia stato un buon presidente e che spicchi nell’agghiacciante mediocrità della classe politica italiana, ma se Conte è emerso ed è riuscito a realizzare tanto da Premier, lo deve proprio alla peculiarità del Movimento. Alla forza di quel modello e all’entusiasmo di quei cittadini entrati nei palazzi, lui è stato solo un finalizzatore e poteva benissimo continuare a dare una mano senza stravolgere il progetto. Mettersi a scimmiottare i partiti che hanno rovinato l’Italia non è cambiamento, ma una insensata involuzione. Un tornare indietro. Davvero una assurdità. Se il Movimento avesse fallito, la sua metamorfosi avrebbe anche avuto qualche ragione, ma siccome il Movimento è stato l’esperienza politica più benefica degli ultimi decenni – almeno finché è rimasto fedele a se stesso – snaturare il progetto non ha nessun senso oltre ad essere ingiusto e non democratico. Vedremo se gli iscritti faranno saltare tutto o meno. Improbabile ma ancora possibile, del resto un conto sono i numerosi e accaniti fans di Conte sparsi per lo Stivale, un conto gli iscritti e cioè quello che rimane dello zoccolo duro. Finora i big del Movimento hanno sempre vinto, gli è sempre bastato qualche post di campagna elettorale a blog unificati per far prevalere la loro linea. Vedremo se avranno la meglio anche questa volta oppure se prevarrà uno storico “no”. Sarebbe un clamoroso colpo di scena, un sussulto d’orgoglio che restituirà il Movimento ai suoi legittimi proprietari e cioè ai cittadini comuni oltre che al paese intero.

Tommaso Merlo