I restauratori godono per l’implosione del Movimento ma è un panorama politico ancora tutto da decifrare e che dipende molto dai milioni di elettori delusi dal Movimento. Se il loro voto non era solo una reazione isterica e rabbiosa ma un voto consapevole di cambiamento radicale, non torneranno a votare vecchi partiti o vecchie formule. Se i delusi dal Movimento lo avevano votato perché culturalmente evoluti, voteranno solo un’offerta politica all’altezza delle loro nuove consapevolezze. Non torneranno indietro. Altro che proposte moderate e governiste e perbeniste, altro che qualche salvatore della patria e operazioni di facciata. I restauratori godono ma alla fine il Movimento è stato solo uno strumento attraverso il quale si è espresso non solo il malcontento popolare ma anche nuova cultura che ha cercato di dar vita ad una nuova politica. Se lo strumento del Movimento non funziona più, quella cultura ne troverà un altro per esprimersi politicamente prima o poi. Questo è il punto cruciale. La cultura è storia, la crocetta sulla scheda è politica. Una nuova cultura dura una vita, una preferenza politica manco una legislatura ormai. E se davvero è emersa una nuova cultura, prima o poi la politica si dovrà adeguare. Altro che tromboni e parrucconi. La storia va avanti e mai indietro che piaccia o meno ai politicanti e ai loro sodali. Il Movimento voleva ribaltare il sistema ed oggi sta inciuciando con tutti ed è impegnato in una bega da condominio davvero imbarazzante. Manco i vecchi partiti hanno raggiunto certi livelli. Con gli stracci che volano da tutte le parti. Tutti a far passi avanti e nessuno indietro. La solita vecchia egopolitica nostrana. Le stelle del Movimento si son spente da mo’ e si tira a campare nei palazzi litigando di regolette e a quale capo salvifico accodarsi. Davvero un triste spettacolo e questo mentre milioni di cittadini sono rimasti senza rappresentanza politica. Una democrazia monca. Nessuna opposizione ma nemmeno nessun dibattito nel paese. Pensiero unico e tecnocrazia al potere. Ma i politicanti sono così, cambiano pelle ad ogni stagione. Soprattutto in Italia. Una volta entrati nei palazzi fanno di testa loro. Transumanze, nuovi partiti, nuove confezioni, nuove alleanze. Di tutto. I cittadini votano una cosa e poi si ritrovano tutt’altro, il solito pacco. Il Movimento si è normalizzato e afflosciato e sta provando addirittura la metamorfosi. Ma la storia va avanti e mai indietro. E la cultura è una cosa e la politica un’altra. Molto più superficiale e passeggera. Le ragioni culturali che hanno scatenato l’ondata populista sana – e cioè quella non basata su rigurgiti nazionalisti e razzisti – sono ancora tutte valide e la vecchia partitocrazia è ancora tutta lì. Più arrogante che mai. La pandemia ha rimescolato le carte ma siamo alla vigilia di un cambiamento di paradigma che richiederebbe il coraggio di scelte innovative e radicali. Altro che pensiero unico moderato e conformista. Altro che vuote chiacchiere politichesi e doppiopetti. I restauratori godono per l’implosione del Movimento ma il panorama politico è ancora tutto da decifrare. Il sogno dei restauratori è la rassegnazione popolare, è la sopravvivenza di un ristretto gruppo di elettori che ancora abbocca alla partitocrazia e permette al sistema di galleggiare passandosi la palla di tanto in tanto. Conservazione sistematica. I restauratori godono ma alla fine il Movimento è stato solo uno strumento attraverso il quale ha provato ad esprimersi una nuova cultura. Se quello strumento si rompe, quella cultura prima o poi ne troverà un altro per esprimersi e scrivere la storia.

Tommaso Merlo