Il partito di Conte non è ancora nato e ci sono già milioni di persone pronte a votarlo a scatola chiusa. Senza nemmeno aspettare che Conte apra bottega e illustri un programma. Alla cieca. Sta in questo personalismo sfrenato, in questo leaderismo d’annata, la dimostrazione di come la rivoluzione culturale a cui ambiva il Movimento è ancora una chimera in Italia. Un paese che da tradizione s’infatua di qualche salvatore della patria e come risultato è da sempre in mano ad una politica imbarazzante. Un problema culturale prima che politico. Cittadini che rinunciano al proprio ruolo e si mettono a tifare o addirittura amoreggiare per il proprio idolo e a spernacchiare quello altrui. Una politica fatta col cuore invece che col cervello. Oggi chi tocca Conte si scotta. È lui l’idolo del momento e tutti accorrono sotto al suo balcone certi che grazie alle sue qualità straordinarie e alla sua leadership illuminata, il paese e la loro vita cambierà per il meglio. Il solito film di cui si conosce già l’amaro finale. Il Movimento era nato proprio per superare questa autolesionistica concezione della politica e passare alla cittadinanza attiva, al cittadino che diventa protagonista sia per strada che nei palazzi, senza delegare, senza infatuarsi di nessuno, senza credere ma sforzandosi di capire e fare la sua parte. Un progetto ambizioso soprattutto in un paese democraticamente arretrato come il nostro, un progetto che richiede tempo e fatica e che in molti hanno abbandonato strada facendo e ancora a metà dell’opera. Ma non per un’idea nuova e migliore, non per andare avanti ma per tornare indietro. Anche dentro al Movimento oggi molti parlano di rinnovamento, dopo soli tre anni dalle elezioni e una pandemia di mezzo. Coi primi mesi a bomba e poi una progressiva implosione. Invece di perfezionare la sua idea, il Movimento è tornato ai protagonismi, al leaderismo, alle correnti, agli scontri egoistici al vertice, alle rivoluzioni a tavolino. È la vecchia cultura “politica” italiana che si è rimangiata l’idea del Movimento. L’unica idea innovativa emersa nel panorama politico italiano dopo decenni di vuote chiacchiere politichesi. Un’idea che ha dimostrato di funzionare, ma che in troppi hanno votato senza nemmeno capire mentre altri hanno abbandonato strada facendo per tornare ai soliti vizietti di sempre. La storia la fanno le idee. Gli uomini sono solo un veicolo, un mezzo che spesso finisce per travisarle e rovinarle. Colpa dell’egoismo che giorno dopo giorno si mangia tutto. Colpa dell’incapacità dell’uomo di apprendere dai propri errori e migliorare. Colpa di una politica che da scontro tra idee diventa scontro tra persone. Risse tra tifosi, risse tra capibastone, risse tra salvatori della patria. Un degrado politico e democratico che i social han reso solo più palese e che certa stampa cavalca per qualche click in più. Solo negli ultimi anni l’Italia si è infatuata di Berlusconi e di Renzi e di Salvini. Adesso tocca alla Meloni da una parte e a Conte dall’altra. Il solito film di cui si conosce già l’amaro finale. L’unica consolazione è che oggi certe infatuazioni durano molto meno che in passato. I tifosi sono più chiassosi, ma anche molto più umorali e incostanti nei loro slanci amorosi. Come se sotto sotto si rendessero conto di quanto siano autolesioniste e assurde certe infatuazioni e che il proprio ruolo in democrazia sia molto più di quello. Non resta che attendere il partito di Conte e l’esito dell’implosione del Movimento. La speranza è che la sua idea non scompaia del tutto e con essa nemmeno la speranza di una democrazia finalmente all’altezza.

Tommaso Merlo