I fedeli di San Conte sono costernati, il loro venerato ha preso un palo clamoroso. Ha provato a forzare la mano, ma Beppe non gli ha mollato il Movimento. Se non si rimangia tutto, si torna al direttorio voluto dagli iscritti e a Rousseau. Giusto così. Un colpo che potrebbe salvare il Movimento. Certo, si poteva evitare tutto sto bordello, ma meglio tardi che mai. Toccherà ad altri fare la fotocopia sbiadita del Pd. Per San Conte non resta che un meritato ritiro spirituale oppure fondarsi la sua confraternita partitica. Un bel partitino personale in cui potrà spadroneggiare a piacere come leader unico attorniato da una cerchia di ossequiosi devoti e osannato da orde di fedeli e pellegrini provenienti da ogni social. Del resto era un’operazione che non stava in piedi fin dall’inizio. Non dovevano tirare in mezzo Conte e lui non doveva accettare. La sua è una figura istituzionale, ha fatto bene da premier e poteva ambire a guidare una possibile coalizione futura o a qualsiasi ruolo di rilievo. Ed invece è stato mal consigliato oppure ha avuto paura di sparire dalla scena. Un errore clamoroso. Conte ha accettato un ruolo non suo e nel modo e nel momento peggiore. Provando a fare il capo politico di una forza in cui non ha militato e non è neanche iscritto. Provando a trasformare radicalmente un Movimento dalla storia e dalla composizione così complessa dall’alto e in qualche mesetto. Provando a risolvere una crisi profonda e talmente anomala che per molti aspetti è ancora tutta da decifrare. E così ci siamo giocati anche l’infallibilità di Conte, amen. Ma perlomeno forse non ci siamo giocati il Movimento, di gran lunga l’esperienza politica più innovativa e fruttifera degli ultimi decenni. Toccherà ad altri fare la fotocopia sbiadita del Pd. Del resto l’operazione era un dejà vu. L’Italia si è sempre affidata a salvifici salvatori della patria e non è cambiato mai nulla. Il Movimento ha dimostrato come il cambiamento vero si genera solo dal basso e non c’è bisogno di nessun pifferaio magico. Bastano delle idee valide, cittadini di buona volontà e la determinazione di mantenere le promesse. Il Movimento ha realizzato molto considerando le convivenze forzate di governo e poi la pandemia. Ma strada facendo si è annacquato, ha perso sapore e palle e la fiducia di tutti coloro che auspicano un cambiamento radicale. Non balbettii in politichese e perbenismi e manovrine da corridoio. Serve il vero Movimento, serve che i cittadini tornino protagonisti e che tutti i fantomatici dirigenti colgano l’occasione del palo di San Conte per farsi un esame di coscienza e farsi da parte. Se San Conte fonderà il suo partitino porterà via voti al Movimento ma tanti altri potrebbero tornare. All’appello mancano infatti milioni di voti di elettori che avevano capito l’idea Movimento e man mano si sono allontanati in questi tre anni di palazzo che sembrano trenta. Il Movimento si regge su un’idea geniale che ha ancora molto potenziale anche perché sulla scena non è emerso nulla di nuovo. La ciliegina sulla torna sarebbe l’uscita dal mega inciucio draconiano e rimettere insieme i cocci in parlamento. Ma per ora godiamoci il colpo di Beppe e attendiamo gli assestamenti. Se il Movimento si salverà potrà ancora giocare un ruolo importante nel futuro del paese.

Tommaso Merlo