L’egoismo straborda ovunque. Al bar, in rete, nella stampa. Egodibattito. Ogni occasione è buona per indignarsi e sfogare le proprie frustrazioni sugli altri. Perché la colpa è sempre loro. Ego che cozzano tra loro. Astio. Non confronto tra idee ma chiacchiere su fatti o peggio ancora sulle singole persone. A lettere cubitali e toni perentori. Comprensibili alle masse che poi spammano ai quattro venti. Tutti a ripetere le stesse cose senza nemmeno rendersene conto. Al bar, in rete, nella stampa. Tutti che urlano e nessuno che ascolta. Domande senza risposte. Risposte senza domande e neppure senso. Egodibattito a cento allora. Perché l’egocittadino ha fretta. Incombono i fatti suoi. Lettere cubitali e toni perentori. Egodibattito a misura di tifoso. Perché è quella la chiave. Il tifoso che crede invece di capire. E così i fatti diventano punti di vista. I dati diventano opinioni. Non esiste più verità ma ne esitano tante, una versione per ogni curva. Nessuno scambio costruttivo, nessun ragionamento. Uno sterile gridarsi addosso. Anche a costo di ferire gli altri. Ma nessuna empatia, nessuna pietà. Chi la pensa diversamente è un nemico. Al bar, in rete, nella stampa. Egogiornalismo. Non avanguardia ma retroguardia. Non salubre nutrimento dell’opinione pubblica ma suo avvelenamento. Non analisi della realtà ma sua reinterpretazione politica. Non confronto tra idee ma chiacchiere su fatti o peggio ancora sulle singole persone. Astio. Ego che cozzano tra loro. Per difendere capi e tribù e posizioni e la propria immagine. Una volta convinti di essere la propria immagine la si difenderà coi denti. Anche dagli attacchi di altre vittime della stessa illusione egoistica. Una battaglia tra immagini. Egofantascienza. Egogiornalismo. La vera libertà che diventa un problema. La diversità pure. Chi comanda seleziona quello che deve essere detto e come e quando. Cori di pensiero unico. Un sistema in cui il banco vince sempre. Rende il conformismo, rende far finta che non vi siano alternative e che non valga la pena impegnarsi a cambiare. Un vorticoso circolo vizioso. Hanno tutti ragione. Nessuno scambio costruttivo, nessun ragionamento. Uno sterile gridarsi addosso. A lettere cubitali e toni perentori. Risse, dietrologie, sensazionalismo. Al bar, in rete, nella stampa. Giudicare e criticare tutto e tutti in continuazione. Per sentirsi migliori. Per ricordarsi di esistere. Ogni occasione è buona per indignarsi e sfogare le proprie frustrazioni sugli altri. Perché la colpa è sempre loro. Tutti a ripetere le stesse cose senza nemmeno rendersene conto. Un inquinarsi la vita a vicenda. Per nulla. Assolutamente nulla. Il nostro malessere non passa scaricandolo sugli altri. E gli altri non cambiano perché lo pretendiamo noi. Anzi, se li attacchiamo esaspereranno ciò che ci irrita. Gli altri cambiano se lo vogliono loro. Noi possiamo solo dare il buon esempio e sperare gli venga voglia di seguirlo. Già, l’unica cosa che possiamo cambiare veramente nella vita è noi stessi. Ma alla fine è l’unica cosa che conta davvero. Perché cambiando noi stessi cambia il mondo.

Tommaso Merlo