Evviva. La pandemia sta scemando e tutto sta tornando come prima. Finalmente potremo rifare le stesse cose di sempre. Come robot riaccesi dopo un lungo castigo pandemico. Evviva. Tutto come prima. Nella nostra vita come nel nostro amato paese. Il profitto prima di tutto. Perché oggi più che mai la felicità si compra. Già, come no. Soldi, roba, status, visibilità. Che non bastano mai. Mai. Tutti a sgomitare per qualche briciola di benessere in più. Per accumulare sempre di più, sempre di meglio. Se poi non funziona pazienza, si può sempre recitare, si può sempre far finta che la vita sia questa e che non vi siano alternative. Oppure si può sempre rifugiarsi in qualche dipendenza. Lavoro, sostanze, mondanità. Per tenere i ritmi, per riempire il vuoto. Competere, guadagnare, spendere, mostrare. Schiavi del proprio ego meschino a sgomitare per qualche briciola di nulla in più. Anche a scapito degli altri abitanti di questa giungla ostile. La pandemia sta scemando e tutto torna come prima. Evviva. Nella nostra vita come nel nostro amato paese. La stessa politica di sempre. Classi dirigenti che invecchiano nei palazzi con le nuove leve in coda per prendergli il posto. Robot mai spenti neanche durante il lungo castigo pandemico. Tutto come prima. Democrazia fasulla. Voto popolare ignorato. Parlamento silenziato. Poteri in mano a fantomatici supereroi non eletti da nessuno. Ipocrisie, retromarce e il futuro di milioni di persone deciso in qualche stanza barocca. Il solito mega inciucio. In nome del bene comune. In nome della restaurazione strisciante e perenne. Perché c’è sempre qualcuno a cui il cambiamento non conviene affatto. Tutti incollati al proprio onorevole scranno. In attesa che i salvatori della patria si riaffaccino nuovamente dai balconi e indichino al popolo la via. Evviva. Basta tifare dal divano di casa, presto si potrà osannare di persona il proprio infallibile idolo e maledire quello altrui. Come robot riaccesi dopo un lungo castigo pandemico. Come prima. Come sempre. Del resto i salvatori della patria funzionano. Già, come no. Il cambiamento viene dall’alto. Viene dalle qualità salvifiche dei grandi capi e da quelle dei loro fedelissimi. Viene dalla competenza e dalla lungimiranza dei politicanti in carriera e dello stoico altruismo delle lobby. Assolutamente sì. Nessun dubbio. Ce lo insegna la nostra storia e ce lo ricorda quotidianamente l’ottima informazione nostrana. Giornali che vale davvero la pena comprare e leggere fino all’ultima pagina. Talk-show che vale davvero la pena guardare fino a notte fonda. Credibili, genuini, profondi, interessanti, stimolanti, innovativi, arricchenti. Altro che le stesse penne e le stesse facce che ripetono sempre le stesse cose frutto delle stesse logiche e delle stesse ere giurassiche. Restaurazione culturale. Non solo politica. Come se la colpa fosse dei cittadini ignoranti e menefreghisti che non si vogliono rassegnare a guardare avanti. Già, c’è sempre qualcuno a cui il cambiamento non conviene. Perché il cambiamento fa paura. Paura di quello che non si conosce. Paure di perdere la propria posizione, le proprie certezze, la propria roba. Paura di avere avuto torto e addirittura di doverlo ammettere. Il cambiamento richiede fatica. Molto più comodo recitare e far finta che la vita sia questa e che non vi siano alternative. Molto più comodo far finta che la democrazia sia questa. Molto più comodo far finta che l’informazione sia questa. La pandemia sta scemando. Evviva. Tutto sta tornando come prima, come sempre. Nella nostra vita come nel nostro amato paese. Finalmente potremo rifare le stesse cose di sempre. Come robot riaccesi dopo un lungo castigo pandemico.

Tommaso Merlo