Le identità sono solo creazione mentali. Noi non siamo altro che esseri umani di passaggio su questa sferica e roteante nave che è il pianeta. Ma invece di goderci il viaggio in santa pace, ci auto appiccichiamo e ci facciamo appiccicare addosso delle identità. Nazionali, locali, politiche, razziali, di genere, sociali, professionali. Strati, combinazioni. Noi siamo “dove cresciamo”. È lì, in quella famiglia, in quella città, in quel paese, in quell’ambiente sociale che ci creiamo un’identità. A quel punto ci illudiamo di essere quella identità e quindi la difendiamo perché perdendola perderemmo noi stessi. Illusioni che causano paura. E dove c’è una paura prima o poi arriva un politicante a specularci sopra. È la storia degli ultimi decenni, quando la devastante ingiustizia sociale ha costretto i popoli a rimettersi in cammino verso il mondo ricco facendo traballare le sue fragili certezze. Culture a contatto con altre culture. Identità a contatto con altre identità. Tensioni e paura. Del cambiamento, di perdere la propria identità. Coi politicanti ad accorrere in soccorso dei loro elettorati, promettendo sicurezza e annunciando confini, muri, fili spinati. Per arginare la diversità, per contenere chiunque minacci il bene supremo, la propria identità. Come se entrando in contatto con essere umani dall’identità diversa si potesse perdere la propria. Come se la diversità fosse contagiosa e bastasse il contatto con un diverso per infettare la propria sacra natura identitaria. Già, peccato che in realtà le identità sono durissime da sradicare. Ci hanno provato invano perfino i dittatori del secolo scorso. Alcune identità perdono senso strada facendo, altre si rafforzano. Ma noi siamo “dove cresciamo” e quello sostanzialmente rimaniamo fino alla fine. Altro che propaganda. I popoli si muovono, ma i figli dei migranti sono “dove crescono”. Cambierà un pochino la confezione, ma non certo la sostanza. Lo insegna la storia, anche quella nostrana. Quello che invece può succedere è che alla propria identità se ne aggiungano di nuove. Un esempio è quella europea. Quando finalmente sorgerà la Repubblica continentale non scomparirà l’identità italiana, ma a quella si sommerà l’identità europea. Come uno strato in più, un livello in più. Una crescita, una evoluzione. Nel bene e nel male rimarremo quello che siamo. Altro che propaganda. La nostra società sta cambiando profondamente e a ritmi vertiginosi. Conseguenza di un mondo sempre più piccolo e interconnesso. Conseguenza di un mondo troppo ingiusto per continuare a roteare come se nulla fosse. Si muovono i popoli, s’incontrano diverse identità. Combinazioni nuove. Strati nuovi. Un’era che offre grandi opportunità di crescita. Perché la diversità stimola, la diversità da sapore alla propria esistenza e ci aiuta a vedere al di là dei confini mentali che ci opprimono. Ma invece di approfittarne passiamo il tempo a difendere identità che sono solo creazioni mentali. Identità che non sono chi siamo veramente. Identità che non sono affatto in pericolo. Perché siamo “dove cresciamo” o lo rimarremo per sempre. Non siamo altro che di passaggio su questa sferica e roteante nave che è il pianeta. E la cosa più intelligente che possiamo fare è goderci al meglio il viaggio. Consapevoli che l’unica identità che ha senso, è quella di essere umani.

Tommaso Merlo