La salvezza dell’Italia è dichiarare conclusa l’esperienza della Repubblica Italia. E’ chiudere il Parlamento e il Quirinale e trasformarli in musei per le scuole e i turisti cinesi e statunitensi. La salvezza dell’Italia è prendere atto della nuova fase storica in cui già ci troviamo. La politica nostrana è ormai una patetica orchestra del Titanic. Ci azzuffiamo sui dettagli illusi che votare uno o l’altro cambi qualcosa poi ci ritroviamo sempre nella stessa melma. L’Italia è già priva da tempo di reale sovranità nazionale. Abbiamo già ceduto sia sovranità economica e monetaria ma anche politica. Le decisioni vere sui problemi veri vengono già prese tra Washington e Bruxelles. Una realtà irreversibile e inevitabile. Questo perché tutti i problemi veri che ci affliggono sono globali e quindi solo globalmente possono essere risolti. L’economia e le questioni vitali che ne derivano sono globali, lo è l’immigrazione di massa, l’emergenza ambientale, la sicurezza e adesso pure le pandemie. Il mondo è poi vittima di una ingiustizia sociale devastante. All’interno dei paesi ricchi come tra regioni del mondo. Siamo solo alla punta dell’Iceberg. Quando i miliardi di cittadini del pianeta che vivono in miseria alzeranno davvero la testa, per la nostra minoranza di ricchi si metterà davvero male se non reagiamo per tempo a correggere un modello che noi abbiamo imposto al mondo. Anche dei nostri folli arsenali non ce ne faremo nulla. Dichiarare conclusa l’esperienza della Repubblica italiana e dar vita a quella europea è quindi una questione di buonsenso e non solo una questione ideale. Più passa il tempo, più una politica all’altezza dei problemi, è una assoluta necessità strategica. Per capirlo basterebbe guardare avanti invece che indietro, basterebbe salire in cima al proprio campanile e scrutare al di là dei muri mentali in cui ci siamo rinchiusi. Basterebbe emanciparsi da certi politicanti in carriera, basterebbe sbarazzarsi di tutte le zavorre nostalgiche e ritrovare la voglia di ricominciare a scrivere la storia invece che subirla. La vera politica è già altrove. A Roma suona una patetica orchestra del Titanic. Siamo già in una fase continentale anche se abbiamo paura di ammetterlo. Sulle questioni sostanziali, procediamo già di pari passo con gli altri stati membri. Mentre la Cina è di fatto un continente come lo sono gli Stati Uniti. Da soli non contiamo nulla e conteremo sempre meno e il mondo non smetterà di cambiare perché a qualche parruccone tricolore non piace o a paura. Rifiutando il cambiamento e barricandoci dentro mentre il mondo va avanti si rischia solo di rimanere indietro. E quando poi saremo costretti a cedere ed adeguarci alla storia, rischiamo di venire travolti. Il cambiamento va affrontato, va gestito. Solo così si riesce ad indirizzarlo. È questo il paradosso. Per difendere presunte identità nazionali e orgogli ammuffii e pure quel poco di buono della Repubblica italiana, l’unico modo è andare oltre. L’unico modo è sposare il nuovo corso continentale in modo da poter dire la nostra là dove davvero si decidono i destini del mondo. Se ci chiudiamo dentro, ci autoescludiamo e deleghiamo ad altri il nostro futuro. Come di fatto sta già accadendo. Nel nostro caso poi, prendere atto della fine storica della Repubblica italiana, avrebbe enormi vantaggi anche interni. È infatti impossibile risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha creati. Noi ci trasciniamo dietro da decenni problematiche politiche vergognose che non riusciamo a risolvere. Se mettessimo quelle problematiche in mano a democrazie culturalmente e politicamente più evolute della nostra, le risolverebbero un quattro e quattr’otto. Altro che azzuffarsi sui dettagli illusi che votando uno o l’altro cambi qualcosa e poi ci ritroviamo sempre nella stessa melma. Altro che penosa orchestra del Titanic. Paesi malconci e arretrati come l’Italia avrebbero solo da guadarci dalla nascita di una grande Repubblica Europea.

Tommaso Merlo