Noi del mondo ricco esportiamo rifiuti di plastica e importiamo rifiuti umani. Stiamo trasformando il pianeta in una immensa discarica. Produciamo così tanta spazzatura che non sappiamo più dove metterla e così paghiamo i paesi poveri per prendersela. Anche quella tossica. Almeno si ammalano loro. Passiamo la vita a consumare roba inutile per gratificare il nostro ego meschino, passiamo la vita a cercare senso e benessere in qualche centro commerciale. Spazzatura materiale, spazzatura morale. E tutto questo mentre la stragrande maggioranza dei popoli del pianeta vive in miseria. Una bomba politica e sociale che prima o poi doveva esplodere. Comandiamo noi del mondo ricco. È nostro il modello dominante. Ma non vogliamo assumercene la responsabilità. Più passa il tempo, più peggiora. Noi ad ingrassare nel superfluo e nello spreco, i poveri cristi a stomaco vuoto. Nel frattempo il mondo è diventato più piccolo. Persone e informazioni girano a velocità vertiginose. E sempre più poveri cristi raccolgono i loro stracci e partono per provare a mettersi qualche briciola di torta occidentale nello stomaco. Per loro, per i loro figli. E questo nonostante i pericoli del viaggio. E nonostante sappiano che i ricchi non li vogliono e che li trattano come rifiuti umani che poi non sanno più come smaltire. Rifiuti da nascondere sotto il tappeto perché destabilizzano fragili certezze e fasulle identità. Lo hanno capito anche loro. I ricchi hanno una dannata paura. Paura del cambiamento. Paura di perdere la loro roba. Paura di un mondo che loro hanno creato ma che adesso non se ne vogliono assumere la responsabilità. E quando sorgono delle paure, prima o poi spunta qualche politicante pronto a lucrarci sopra. Le paure rendono. Voti, potere, prebende. Altro che analizzarle e vincerle. Specularci sopra senza vergogna, anche quando sono frutto di una ipocrisia epocale. Perché di quei rifiuti umani in realtà noi del mondo ricco ne abbiamo un dannato bisogno. Per lavorare nelle nostre fabbriche di notte, per raccogliere i nostri ortaggi, per pelare le patate nelle nostre cucine e portarci la pizza a domicilio. Ne abbiamo un dannato bisogno perché non facciamo più figli. Ne abbiamo un dannato bisogno perché certi lavoracci non li facciamo più. Troppa fatica e son pagati pure da cani. Ma abbiamo paura. Paura di guardare in faccia la realtà. Paura di assumerci le responsabilità di questo mondo sempre più ingiusto ed assurdo che noi abbiamo creato. Perché comandiamo noi del mondo ricco. È nostro il modello dominante. Un modello di sviluppo insostenibile che genera una ingiustizia sociale spaventosa che ci sta portando all’autodistruzione. Singole persone posseggono più soldi d’intere città, d’interi paesi. Una pazzia. Devastazione ambientale per produrre beni inutili per soddisfare bisogni fasulli. Una pazzia. Quando ci è convenuto non abbiamo poi esitato a saccheggiare il mondo povero. Quando ci è saltato in testa non abbiamo mai esitato a far piovere bombe in nome della pace. Ipocriti. Impauriti. Coi politicanti che corrono in televisione a rassicurare tutti in vista delle prossime elezioni. Coi consumatori che corrono a cercare senso e benessere in qualche centro commerciale. Con le navi piene di rifiuti dirette verso sud mentre i poveri cristi si dirigono verso nord per provare a mettersi qualche briciola di torta occidentale nello stomaco. Una immensa discarica. Di spazzatura materiale. Di spazzatura morale.

Tommaso Merlo