Ennesima tregua dopo l’ennesimo massacro anche di bambini. Quella tra israeliani e palestinese è ormai un monumento alla follia umana. Terra Santa divenuta Terra Maledetta. Ho lavorato tre anni in Medioriente. Tra profughi e vittime delle guerre. Ho respirato quell’odio viscerale ma anche quell’amaro senso d’impotenza. In tutti i fronti. L’Occidente se ne frega o fa il tifo. Ma sul terreno è un inferno. Tensione e preoccupazione costante. Aerei che sorvolano il cielo. Bombe a grappolo e mine. Disoccupazione e miseria. Razzi e allarmi. Giovani esasperati che scappano in cerca di una vita decente e diventano bonifici a fine mese. Foto dei martiri lungo le strade. Muri e fucili puntati. Posti di blocco. I giornali che riportano di trattative per lo scambio di pezzi di cadaveri congelati di caduti in guerra. Per noi solo numeri, per loro eroi. Scambi di prigionieri. Scambi di accuse. Astio, in ogni battuta, in ogni sguardo. Dolore. Celato con orgoglio, fino a crollare. Profughi anziani con le chiavi di casa appese al collo. Odio viscerale che dai nonni è già passato ai nipoti che scorrazzano a piedi nudi. Padri che piangono per i figli persi in guerra. Per una causa che anno dopo anni diventa sempre più insignificante. Milioni di profughi che in realtà dopo decenni son diventati immigrati. Campi che son diventati villaggi. Lamiere diventate cemento. Persone esauste di aver paura e che dopo anni di guerra vorrebbero una vita dannatamente normale. Vorrebbero un lavoro decente, vorrebbero strade ed ospedali decenti, vorrebbero un futuro decente per i loro figli nati in guerra e che non sanno nemmeno cosa sia la pace, cosa sia non odiare nessuno a morte. Una scia di sangue che ha imbrattato tutto. Perfino le anime. Ma siamo all’ennesima tregua dopo l’ennesimo massacro anche di bambini. Dall’Occidente riecheggiano i soliti silenzi e le solite frasi fatte dei politicanti mentre sul campo la politica si toglie la mimetica e si rimette la cravatta. Ma è una politica inquinata dalla religione. Una politica intossicata dal fanatismo. Una politica che non riesce a disintossicarsi dalla guerra. Lì come ovunque. Ottusità, deriva egoistica. Massacri per qualche simbolo e per contendersi qualche fazzoletto di terra arida. Massacri nell’illusione di ottenere chissà quale salvifica vittoria che però non si concretizza mai. Bombe e missili. Quando in realtà han già perso tutti in quella Terra divenuta maledetta. Una sconfitta loro come di tutti gli occidentali che se ne fregano o fanno il tifo. E che dopo millenni di guerre inutili sono ancora lì ad armarsi fino ai denti in attesa della prossima missione di pace. L’unico modo che gli esseri umani hanno per risolvere i problemi tra loro è discuterne, non ve ne sono altri. E la guerra impedisce di farlo. Per questo è stupida. La guerra illude che con la distruzione del nemico tutti i problemi si risolveranno, ma invece i problemi si aggravano o ne sorgono di peggiori. Eppure l’essere umano non riesce ad impararlo. Follia pura. Ripete gli stessi schemi, le stesse azioni e si aspetta risultati diversi. Ma bombe e missili ottengono ed otterranno sempre e solo distruzione e macerie. Materiali ed umane. Odio che si somma all’odio. Dolore che si somma a dolore. Guardate a distanza di decenni e di secoli, tutte le guerre dimostrano la loro assurdità. Succederà anche a quella mediorientale quando finalmente si riuscirà a placarla. C’è chi si aspetta una escalation regionale che faccia tabula rasa. C’è chi auspica si risiedano attorno ad un tavolo a negoziare i dettagli di quello che però è ormai diventato un garbuglio inestricabile. Dopo decenni di violenze e scartoffie per uscirne servirebbe ben altro. Servirebbe un balzo culturale e quindi politico in avanti, servirebbe che tutti i popoli mediorientali alzino la testa invece di abbassarla. Che la alzino per vedere al di là delle loro fazioni e perfino al di là delle loro ragioni. Per vedere al di là dell’odio che li logora, per vedere al di là della politica, per vedere al di là di muri anche mentali. L’unica speranza è che i popoli mediorientali si riscoprano per quello che in realtà sono e cioè solo e solamente essere umani e che decidano di collaborare per chiudere per sempre questa drammatica pagina della loro storia. Il passato è quello che è stato e nessuno lo potrà cambiare. Il passato o si accetta o altrimenti ci si devasta l’esistenza. Quanto alla giustizia è una mera illusione. Non c’è tribunale, non c’è pezzo di carta che ricompensa il sangue di nessuno. L’unica via d’uscita è girare pagina. È andare oltre. È prendere atto della follia totale che è in realtà la guerra e smetterla di perseverare nell’errore. Solo i più forti riusciranno a perdonare e perfino a dimenticare quanto successo, ma tutti possono prendere atto che solo democraticamente potranno uscirne e conquistare finalmente una vita degna di essere vissuta. Partendo da quello che non funziona a casa propria e ponendosi obiettivi politici che vanno al di là di quei confini artificiali che hanno lacerato quella regione nell’ultimo secolo. L’unica cosa che possiamo davvero cambiare nella vita è noi stessi, ma cambiando noi stessi cambia il mondo. La follia della guerra la dobbiamo rigettare prima di tutto dentro di noi e quando saremo a sufficienza il mondo intero la rigetterà.

Tommaso Merlo