Berlino, Parigi, Roma. Le repubbliche europee sono storicamente superate e dovrebbero fondersi in una Repubblica europea unitaria. Questo è il vero nodo politico di cui nessuno parla: la rinuncia del potere politico da parte degli stati membri e la nascita di una repubblica continentale. Un passaggio politico e culturale epocale ma anche una questione pratica derimente. Tutti i problemi politici di oggi sono globali. Quelli economici, ambientali, migratori, quelli connessi alla sicurezza e perfino alle emergenze sanitarie. Una Repubblica continentale è la massa politica minima per affrontare adeguatamente questi problemi, le nazioni sono del tutto inadeguate. Se i cittadini europei non daranno finalmente vita ad una Repubblica Europa, saranno rilegati ai margini della storia e saranno costretti a continuare a subire le scelte altrui. Un fatto ancora più grave visto chi si sta spartendo i destini del pianeta. La Cina non è una democrazia e non ha raggiunto uno sviluppo politico e culturale in grado di garantire nemmeno il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Un tale abnorme potere economico in mano ad un potere politico così arretrato rappresenta più una minaccia che una speranza per il mondo. Gli Stati Uniti hanno esercitato una leadership internazionale negli ultimi decenni ed hanno clamorosamente fallito, hanno reso il mondo un posto più ingiusto e insicuro esasperando i problemi invece che risolverli. Il loro modello politico e sociale interno è poi fallimentare rispetto a quello europeo. La leadership degli Stati Uniti si basa su due criteri fuorvianti che sono la ricchezza e la potenza militare. Usando criteri più intelligenti sarebbe l’Europa a meritare l’opportunità di guidare l’Occidente, con gli Stati Uniti al suo fianco come partner privilegiato ma subalterno. L’opposto di quanto successo negli ultimi drammatici decenni caratterizzati da guerre inutili, crescente ingiustizia e indigeribili ipocrisie. La Repubblica Europea sarebbe in grado di esercitare invece una leadership mondiale saggia e virtuosa grazie alla sua maturità e grazie a quella diversità anche culturale che è in realtà la sua risorsa principale. Perché è dall’incontro delle diversità che si genera progresso positivo. Ma l’Europa non è in grado di esercitare nessuna leadership perché ancora profondamente divisa al suo interno e schiacciata dal peso del suo passato. Non riesce a decollare per colpa di classi dirigenti ma anche di molti cittadini che non sono culturalmente e quindi politicamente ancora europei. Non sono cioè disposti a rinunciare alla propria sovranità nazionale e a dar vita con gli altri popoli europei ad un vero e unico governo democratico continentale. Un presidente, dei ministri, un parlamento. Un popolo. E non vi riescono per mille ragioni: per paura del cambiamento, per miopia e pregiudizi, per scarsa fiducia negli altri popoli, perché non ne capiscono la necessità, perché vittime dell’egoismo imperante, perché manipolati da mediocri politicanti. Berlino, Parigi, Roma e tutti gli stati membri non sono disposti a considerare l’esperienza delle loro repubbliche esaurita e fonderle in una sola, non sono disposti ad accettare che la propria nazione venga rilegata a regione o provincia europea, non sono disposti ad accettare il proprio tramonto. È questo il nodo politico di cui nessuno parla. In Europa troppe classi dirigenti e cittadini non sono pronti per un tale epocale evoluzione. Si sentono prima tedeschi, francesi e italiani e solo dopo europei. Mentre dovrebbe essere il contrario. Solo così potrà sorgere un movimento politico popolare europeo che dal basso porterà finalmente alla nascita di una repubblica continentale. L’Europa dovrebbe essere cosa fatta da decenni. Dovremmo essere qui al massimo a parlare di Stati Uniti d’Occidente, a discutere di come unirci da Mosca fino a Los Angeles e guardare oltre. Al superamento di ogni barriera e confine anche mentale. Perchè unione è sinonimo di evoluzione, perchè l’unica categoria che ha senso è quella dell’essere umano. E invece l’Europa è in stallo ed è di fatto poco più che un accordo economico e burocratico. Per la felicità di Stati Uniti e Cina che hanno strada libera per spartirsi i destini del pianeta. L’unica speranza risiede nelle nuove generazioni di europei, generazioni culturalmente continentali, generazioni emancipate dai rigurgiti nazionalisti e libere dalle paturnie del passato, generazioni lungimiranti e desiderose di contribuire con le loro idee e i loro valori al futuro del mondo. Generazioni consapevoli che tutti i problemi che ci affliggono sono globali e che l’unico modo per affrontarli è la Repubblica Europea.

Tommaso Merlo