Son spariti gli aperturisti dagli schermi e dalle prime pagine. Ristoratori, albergatori e maestranze dello spettacolo in rivolta non servono più. I media lobbistici li usavano per colpire un premier e un governo sgraditi. Da quando hanno ottenuto Draghi è cambiata la linea editoriale. Adesso nascondono il dissenso ed esasperano l’emergenza in modo da tenere calme le acque e far galleggiare Draghi il più a lungo possibile. Una fotografia della drammatica condizione in cui versa la libertà di stampa nel nostro paese. L’opinione pubblica è manipolata dai media delle lobby a seconda delle loro preferenze politiche. Nulla di nuovo sotto il sole. Forse l’unica novità è il livello di sfacciataggine con cui son passati dall’infangare Conte a casaccio all’osannare Draghi a priori. La libertà di stampa è un’emergenza nazionale, eppure non è cambiato nulla nemmeno dopo lo tsunami del 4 marzo. Nulla. I conflitti di interessi alla Berlusconi, la Rai, i potentati economici e la loro stampa di servizio. Assolutamente nulla. Stesse lobby, stesse logiche, stesse caste. E questo per una ragione ben precisa. L’unico modo in cui una democrazia cambia davvero è attraverso una forte spinta popolare dal basso. Una spinta più potente di chi ha interesse che nulla cambi. Ce lo dimostra anche la storia recente. Il bistrattato governo gialloverde è stato molto fattivo. In un anno ha realizzato riforme notevoli come ad esempio il Reddito o la Spazzacorrotti. Questo grazie agli entusiasmi del 4 marzo ma in particolare grazie ad un Movimento che ha portato nei palazzi i cittadini e quindi la loro ansia di cambiamento e la loro determinazione a mantenere le promesse nonostante le forti resistenze dei nemici e degli sfascisti della stampa. Un anno in cui la spinta dal basso è stata ai massimi livelli ed infatti ha prodotto risultati insperati. Alcune riforme in cantiere non sono invece andate in porto come quella per una vera libertà di stampa. Questo per le ipocrisie degli alleati di governo, per le barricate dei reazionari, ma anche perché strada facendo il Movimento si è afflosciato diventando sempre più di governo e meno di lotta. A furia di bazzicare nei palazzi, i portavoce si sono pian piano “istituzionalizzati”, han cominciato a parlare in politichese e si son fatti intossicare dalle vecchie prassi e dall’egopolitica. Un cedimento fatale. Oggi di libertà di stampa non ne parla più nessuno e per uno strano gioco del destino il Movimento si ritrova in una posizione simile a quella del Pd. Diviso, reduce da piccole e grandi scissioni e in attesa di un nuovo salvifico “segretario”. Un monito per il Movimento. Il Pd è un partito che non ha cambiato mai nulla in Italia se non in peggio. È un cartello elettorale conservatore, litigioso e del tutto privo di idee e di slancio. E questo per il semplice motivo che è in mano a poltronosauri autoreferenziali che han perso ogni contatto col popolo. E gli altri vecchi partiti non son certo meglio. Più il Movimento si trasformerà in partito, più diventerà altrettanto sterile e inconcludente. Grazie a nuove formule e a salvifici “segretari” potrà magari raccattar voti e poltrone, ma una volta nei palazzi finirà per aggiungersi alla lunga lista di partiti che sguazzano al potere da decenni senza aver combinato nulla tranne chiacchiere e compromessi al ribasso. Questo perché l’unico modo in cui una democrazia cambia davvero è attraverso una forte spinta popolare dal basso. Una spinta più potente di chi ha interesse che nulla cambi. Solo così la nostra democrazia si evolverà e solo così un giorno conquisteremo finalmente una vera libertà di stampa.

Tommaso Merlo