Zingaretti ammette che il Pd non è altro che una mandria d’incorreggibili poltronosauri divisi in fameliche correnti e sbatte la porta. Meglio tardi che mai. Parte di quei poltronosauri sono di destra e cioè renziani, sono gli stessi che hanno tramato per far fuori Conte e che non possono sopportare il Movimento. Gli altri poltronosauri del Pd sarebbero invece più di sinistra e con Zingaretti auspicavano un fronte riformista guidato da Conte. Progetto che rischia di sgretolarsi. A scombussolare sondaggi ed animi è stato anche per il maldestro coinvolgimento di Conte alla guida del Movimento. Una carta che andava giocata con più cura. Conte gode di un enorme consenso popolare che pesca anche molto nel Pd. Erano prevedibili degli scossoni. Ma i dirigenti del Movimento sono talmente disperati che hanno trascinato Conte nella mischia per salvare il salvabile. Sono stati travolti da una veemente ondata d’indignazione dopo l’abbraccio a Draghi e Berlusconi e presi dal panico si sono aggrappati con le unghie alla giacchetta di Conte. Ma è il Movimento ad aver un bisogno di Conte e non viceversa. Nelle condizioni in cui si ritrova il Movimento può solo rovinare il potenziale politico dell’ex premier. La speranza è che Conte non dia retta ai cattivi consigli e ragioni autonomamente come possibile capo del fronte riformista che auspicava. Stando fuori dalla mischia. Attendendo che il Pd riesca finalmente a liberarsi dalle scorie renziane. Attendendo che l’implosione del Movimento si assesti. Se infatti Conte trasformasse a tavolino il Movimento in un partito, molti elettori pentastellati si sentirebbero scippati del loro voto e reagirebbero malamente. Hanno infatti votato per tutt’altro progetto e anche molti portavoce potrebbero dare segni di vita. È una questione di correttezza democratica che ad una persona come Conte di certo non sfuggirà. Sbarcando alla guida del Movimento, Conte radunerà i suoi tifosi ma non placherà certo il malcontento della base per gli incredibili voltafaccia delle ultime settimane. Le lacerazioni che si sono create sono profonde e solo dal basso potranno un giorno essere curate. Il Movimento è nel caos. Lo confermano Grillo e Casaleggio che lanciano e annunciano manifesti epocali nell’indifferenza generale e nel disprezzo degli attivisti. Difficile credere che Casaleggio accetti di trasformare il Movimento in un partito politico leaderista rimangiandosi la democrazia diretta. Più plausibile che l’ecosistema Rousseau venga messo a disposizione di chi ancora ci crede. Quanto a Grillo vagheggia di utopici scenari verdeggianti mentre i poveri cristi hanno in testa tutt’altro. Tipo salvarsi la pelle e magari mettere pure insieme il pranzo con la cena. Una tempistica sballata la sua. Una strategia ancora peggiore. Perché il fine non giustifica mai i mezzi. Grillo promette chissà quali transizioni ecologiche che il Movimento dovrebbe realizzare a braccetto con quelli che fino a ieri definiva mafiosi e ladri di futuro e partito del cemento. Non sta in piedi. Il Movimento è nato per ripulire la politica e la democrazia, non può piantare a metà l’opera ed allearsi con quelli che fino a ieri voleva scacciare promettendo di raggiungere con loro chissà quale chimera. Non è credibile. E il tutto con un governaccio ibrido in cui il Movimento è ai margini. Davvero non credibile. Solo caos e la carta Conte andava giocata con più cura. La speranza è che Conte non dia retta ai cattivi consigli e ragioni autonomamente come possibile capo del fronte riformista che auspicava. Stando fuori dalla mischia fino al momento opportuno.

Tommaso Merlo