Se i dirigenti trasformano il Movimento in un partito guidato da Conte, allora portavoce e cittadini che credono ancora nel progetto originario hanno tutto il diritto di ribellarsi. Si chiama democrazia. I portavoce sono stati eletti per portare avanti un progetto ben preciso e nessun altro. Se hanno cambiato idea ci sta, ma allora che se ne tornino a casa loro e si facciano rieleggere in base alle loro nuove convinzioni. Quello che sta succedendo nel Movimento è davvero incredibile. Sia per la rapidità degli eventi, sia per la loro crudezza. Praticamente dopo essersi rimangiato il “no” a governi dragoniani, il “no” a Renzi e perfino a Berlusconi, il Movimento è arrivato al punto di rimangiarsi il suo stesso modello. Trasformandosi cioè in un partito in mano ad un leader. Un classico. Nella storia capita di frequente che idee anche ottime si rivelino più grandi degli uomini che provano a metterle in pratica. La giravolta partitica e leaderista del Movimento suggellata da un summit furtivo di cui nessuna sa nulla è davvero incredibile se si pensa che il Movimento ha vinto le elezioni solo tre anni fa, non trenta. E lo ha fatto al grido di tutto in streaming, massima trasparenza e partecipazione dal basso, democrazia diretta, intelligenza collettiva e via discorrendo. Già, le vere vittime di questa incredibile situazione sono tutti coloro che hanno creduto nel Movimento. Il malcontento è molto diffuso sia nella base superstite sia in parlamento dove ai portavoce dissidenti si aggiungono quelli che sono ancora dentro col naso tappato. Un malcontento sacrosanto che non può più limitarsi alle solite sterili lamentele e tremolii. Chi non ci sta si deve ribellare. È ora che i portavoce tirino fuori gli attributi. È ora che si facciano un esame di coscienza e trovino la forza di reagire. Basterebbe che si ricordassero che “portavoce” significa che sono lì nei palazzi a “portare la voce” dei cittadini che li hanno votati, non quella di chissà chi. E che sono stati eletti per realizzare delle cose concrete ma anche per portare avanti una rivoluzione culturale oltre che politica. Sono stati votati per portare avanti un progetto ben preciso e nessun altro. Se hanno cambiato idea ci sta, ma allora che se ne tornino a casa loro e si facciano rieleggere in base alle loro nuove convinzioni. Ma visto che lo scranno non riescono a mollarlo nemmeno loro, che abbiano almeno il coraggio di ammettere pubblicamante di aver cambiato idea. Senza nascondersi dietro ad ipocrite chiacchiere e ambiguità. I portavoce che ci credono ancora devono invece ribellarsi e lottare. Si chiama democrazia. È inaccettabile che i portavoce scontenti del Movimento facciano finta di nulla magari per convenienza o per quieto vivere. Se il Movimento cambia rotta e pelle anche il rispetto della disciplina e delle regole non ha senso. Ci sono milioni di cittadini che hanno dedicato anni della loro vita al progetto. Che ci hanno creduto, che hanno fatto sacrifici e che stanno soffrendo per aver perso l’ennesimo sogno, l’ennesima speranza. Se i portavoce siedono su quegli scranni è grazie all’impegno di quei cittadini delusi e amareggiati. Quei cittadini meritano rispetto, meritano dei portavoce che si assumano le loro responsabilità e prendano posizione rispetto all’incredibile situazione che si è creata. Basta ipocrite chiacchiere e ambiguità. Portavoce dissidenti o meno, cittadini con visibilità o meno, chiunque creda ancora nelle istanze e nei valori originari incarnati dal Movimento deve alzare la testa e ribellarsi. È un diritto. Si chiama democrazia. Nient’altro che democrazia.

Tommaso Merlo