Siamo arrivati al Discorso della Montagna, il nuovo messia Draghi si è rivolto a noi poveri cristi per indicarci la via, la verità, la vita. Da quando è apparso in mezzo a noi non aveva proferito mezza sillaba ma in compenso è già riuscito nel miracolo di scontentare il Creato. Tutta colpa dei discepoli governativi che si è scelto. Raccattati nelle catacombe del malconcio tempio della politica italiana. Come se il nuovo messia avesse vissuto davvero in un’altra dimensione negli ultimi anni e non conoscesse una emerita fava della politicaccia che affligge la Terra Italica dalla notte dei tempi. Ha perfino resuscitato politicanti che in molti avrebbero ardentemente preferito continuassero a riposare nei loro sepolcri. Gli scribi delle lobby e i farisei della partitocrazia hanno spudoratamente osannato il nuovo messia fin da quando si è manifestato tra noi. Come se dopo un’era infernale fosse finalmente giunto il Salvatore che attendevano da sempre. La reazione delle folle italiche è stata invece molto più timida e c’è già chi rumoreggia. Questo perché fino a ieri a regnare la malconcia Terra Italica non era chissà quale perfido Erode ma un cittadino a cui all’inizio nessuno dava due soldi ma che giorno dopo giorno si è conquistato la fede dei più. Nessun prodigio, giusto una persona perbene dopo decenni di presunti profeti che si sono puntualmente rivelati dei bidoni clamorosi. Il regno del nuovo messia Draghi nasce quindi sotto i peggiori auspici, a seguito del tradimento di un regnante molto apprezzato. Ma siamo al Discorso della Montagna e i sudditi parlamentari si apprestano a schiacciare in massa il sacro bottone. Un discorso scontato e asettico. Del resto nella vita precedente il nuovo messia faceva il sacerdote di uno dei templi più rinomati del Dio danaro, un ruolo che richiede stitichezza verbale perché basta una scorreggina per far impennare gli spread ed imbizzarrire i mercati finanziari. I poveri cristi reagiscono invece in maniera opposta e gradiscono addirittura empatia. Ma a rassicurare gli scettici ci pensano gli scribi delle lobby e i farisei della partitocrazia. Predicano che grazie al nuovo messia riusciremo ad attraversare il deserto pandemico e raggiungere la Terra Promessa. Già, un paese finalmente benestante e pare perfino verdeggiante o meglio green. Secondo gli increduli solo delle gran fregnacce. Questo perché il nuovo governo si reggerà su una maggioranza di giuda iscariota e peccatori politici impenitenti e sarà già un miracolo se reggerà qualche mese. Giusto il tempo di mettere al sicuro la Terra Italica dalla pestilenza. Altro che riforme e transizioni salvifiche. Perfino governi politici e coesi falliscono nel cambiare le sorti dei poveri cristi, figuriamoci un’accozzaglia che non concorda su nulla e non vede l’ora di crocifiggersi a vicenda. Più che camminare sulle acque, il nuovo messia finirà per nuotare a rana nella melma. Secondo gli increduli poi, l’accozzaglia al seguito del nuovo messia ambisce in realtà a mettere le mani sulla Manna del Recovery caduta dal cielo europeo e nello stesso tempo mantenere le onorevoli chiappe sui loro benedetti troni. Un peccato di gola che potrebbe costargli molto caro, con un esodo biblico di elettori. Increduli e infedeli italici che non hanno nessuna voglia di abboccare all’ennesimo messia, ma vogliono piuttosto tornare al più presto artefici del proprio destino democratico.

Tommaso Merlo