Cominciano a litigare, prima del previsto. Quel cocciuto del ministro Speranza dà retta alla scienza e chiude, la Lega dà retta al portafoglio dei suoi elettori ed insorge. I leghisti vorrebbero tenere aperto o che perlomeno il virus programmi in anticipo la sua mutazione e diffusione in modo che ristoranti e impianti sciistici si possano organizzare per tempo. Già, pare non sia stata la Madonna di Medjugorje a convincere Salvini a tuffarsi nell’ammucchiata, ma i danè. Il profondo nord voleva liberarsi dalla “dittatura sanitaria” imposta da Conte e tornare a laurà. Peccato che Draghi gli abbia rifilato una fregatura colossale. La Lega si ritrova lo stesso identico ministro della salute di prima e con tutto il cucuzzaro scientifico al seguito. Che si arrivasse presto alle mani era inevitabile. Ora bisognerà capire se si tratta solo di una scaramuccia passeggera oppure dell’inizio della maxirissa governativa che molti prevedono e anche auspicano. Altro che unità nazionale come se fosse antani, botte da orbi. I “migliori” contro quelli di “alto profilo”. Voltagabbana di lungo corso contro nuove leve. Tecnici della poltrona contro politologi della stessa. Mezzi negazionisti contro mezzi allarmisti. Botte da orbi. Del resto non sono d’accordo su nulla. Nemmeno su come affrontare l’emergenza pandemica come dimostrano queste prime scazzottate. Su nulla. La tensione è a fior di pelle in molte forze politiche, incluso la Lega. Partito il carro di Draghi, Salvini non voleva salirci ma poi lo hanno convinto che è il carro dei vincitori e non quello funebre. Già, pare non sia stata la Madonna di Medjugorje a far diventare Salvini europeista tutto d’un botto ma l’apparizione di Draghi, la giravolta europeista è una sorta di prezzo che ha dovuto pagare per venire accettato alla corte dell’ex Principe della Troika. Una mossa azzardatissima quella della Lega. Se l’ammucchiata Draghi e il malconcio stato italiano non riusciranno a mettere sufficienti pezze alla crisi economica, Salvini rischia di venir travolto dal malcontento sociale che fino a ieri alimentava. Da incendiario a pompiere nel giro di qualche ora, ma il rogo rischia di essere già fuori controllo. Una mossa davvero azzardata anche perché di vere alternative alla politica dal governo Conte non ve ne sono e i soldi a disposizione per gli indennizzi e quant’altro non sono affatto illimitati. Per questo Salvini e tutta la Lega sono particolarmente maneschi, non possono permettersi che l’ammucchiata fallisca e se si metterà male saranno tra i primi a darsela a gambe lavate, prima che la Meloni metta la freccia. Spetterà a Draghi fare da paciere della maxirissa e sarà dura. I partiti che lo sostengono gli han raccontato un sacco di balle. Si detestano a vicenda, non sono d’accordo su nulla e quando si accorgeranno che l’ammucchiata non gli conviene affatto, lo saluteranno col gesto dell’ombrello. Già, davvero un brutto inizio. Non hanno aspettato nemmeno il voto di fiducia per iniziare a menare le mani. Se continua così è già tanto se Draghi reggerà qualche mese. Giusto il tempo di vaccinare abbastanza italici. Giusto il tempo di allungare un pochino il brodo del Recovery e spargere rassicuranti sorrisini sulle passerelle internazionali. In modo da tenere buoni i mercati finanziari e le tecnocrazie europee mentre i politicanti nostrani se le danno di santa ragione. Poi di colpo il paese sarà tornato in sicurezza e salutame a soreta. Ma diamo tempo al tempo. Presto capiremo se quella leghista è solo di una scaramuccia passeggera oppure l’inizio della maxirissa governativa che molti prevedono e anche auspicano in modo che la parola torni al più presto ai cittadini.

Tommaso Merlo