Se Draghi fosse il fenomeno che dicono spiazzerebbe l’imbarazzante sinfonia di ruffiani e di intrallazzatori politici accorsi ai suoi piedi. Lasciando che la politica si assuma le sue responsabilità. Lasciando che la democrazia faccia il suo corso. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono prenderebbe atto che i partiti lo stanno prendendo per i fondelli. Non sono d’accordo su nulla. Fino a ieri si sputavano addosso in piena pandemia e adesso che ne stiamo uscendo si fingono responsabili. La solita vecchia politica affamata di poltrone. La solita vecchia Italia sempre pronta a correre sotto al balcone di qualche Salvatore della Patria. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono saprebbe che la democrazia non ha affatto bisogno di fenomeni ma ha bisogno della partecipazione di tutti. Nessuno escluso. Tutte le volte che la democrazia si è affidata a qualche “fenomeno” son successi solo disastri. Un paese cambia dal basso, non dall’alto. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono capirebbe che all’Italia oggi serve giusto un amministratore di condominio per qualche mese. Uno che scriva il Recovery e faccia alcune passerelle internazionali per poi ridare la parola agli elettori. E se ha voglia di farlo bene, altrimenti che lasci il posto a qualche altro tecnocrate e aspetti il prossimo giro di poltrone se proprio non riesce a farne a meno. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono ammetterebbe di aver sostenuto per tutta la vita idee neoliberiste che si son rivelate una disgrazia. Idee che hanno aumentando povertà e disuguaglianze privando i cittadini di sovranità e diritti a favore di lobby economiche senza scrupoli e di quel casinò finanziario globale che lui conosce molto bene. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono prenderebbe atto che il mondo sta cercando di andare in tutt’altra direzione. Quella dell’umanità, quella della giustizia. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono starebbe molto attento alla sinfonia di leccapiedi e di intrallazzatori politici che scorrazzano ai piani alti di questo paese di voltagabbana. Non appena comincerà a dar fastidio e a dimostrare la sua “fallibilità” gli si rivolteranno contro. Lo attende un Vietnam parlamentare di veti incrociati e un paese stanco e avvilito da una politica che alla lunga delude sempre. Un paese che di governi di parrucconi e di tromboni ne ha visti fin troppi. Un paese non è una banca e il commissariamento della politica è una indecente usanza nostrana. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono saprebbe che i tecnocrati calati dall’alto fanno solo aumentare la sfiducia nella democrazia. Un paese non è una banca e un conto è gestire la politica monetaria guardando dei grafici, un altro è occuparsi dei poveri cristi guardandoli negli occhi. Un conto sono i mercati finanziari, un altro quelli rionali. Se Draghi fosse il fenomeno che dicono si renderebbe conto di tutto questo e spiazzerebbe la solita vecchia politica e la solita vecchia Italia. Accontentandosi di fare l’amministratore di condominio per qualche mese oppure rinunciando del tutto all’incarico. Lasciando che la politica si assuma le sue responsabilità. Lasciando che la democrazia faccia il suo corso.

Tommaso Merlo