Se il Movimento s’inchinerà a Draghi e abbraccerà Berlusconi allora tradirà. Inutile arrampicarsi sugli specchi. La scusa della pandemia aveva senso forse un anno fa. Quanto alla scusa di realizzare chissà cosa da stampella di un’ammucchiata di senso proprio non ne ha. Forse finora è stata solo tattica, ma se non lo fosse si prefigura un palese tradimento. Questo anche perché il Movimento ha delle alternative. Invece cioè di svendere i suoi voti, potrebbe usarli per indirizzare l’ammucchiata da fuori, fino al voto. Serve un amministratore di codominio per qualche mese? Bene, poi che la democrazia faccia il suo corso. Il prima possibile. Sono giorni travagliati ma non tutto è ancora perduto. C’è ancora la speranza che i portavoce in parlamento tengano la schiena dritta e trovino la forza di ribellarsi in massa alla linea seguita fin qui del Movimento. Sono la principale forza parlamentare ed hanno un potere enorme. Senza di loro salta tutto. Molti portavoce hanno già dichiarato il loro no all’ammucchiata e si spera che rimangano coerenti fino in fondo. Se invece prevarrà la paura e magari pure qualche appetito, allora la speranza ricade tutta sul mouse degli attivisti che con Rousseau potrebbero per la prima volta smentire la linea ufficiale. Sono giorni travagliati ma se alla fine il Movimento s’inchinerà a Draghi e abbraccerà Berlusconi allora si creerà un vuoto politico enorme che prima o poi qualcun’altro colmerà. Le tempeste perfette come quella che ha portato all’ascesa del Movimento sono eventi molto rari nella storia di un paese, ma prima o poi le istanze di cambiamento esplose il 4 marzo troveranno nuove vie. A destra sorriderà il sovranismo mentre dall’altra parte non rimarrà nessuno se il Movimento si arrenderà a tutto ciò contro cui ha combattuto. Un vuoto enorme che favorirà la formazione di nuove forze politiche. Questo perché le istanze del 4 marzo erano non solo sacrosante ma anche genuine e solide. Istanze nate dal basso, frutto del dolore, della rabbia della paura delle persone e non propaganda escogitata a tavolino. Istanze addirittura più culturali che politiche. Cittadini esasperati da decenni di malapolitica e desiderosi di cambiamento. Cittadini umiliati da decenni di malaffare desiderosi di una politica e di una democrazia moderna. Cittadini oppressi da caste e logiche ammuffite. Cittadini desiderosi di un paese finalmente pulito e giusto e aperto e verde e che sia un’opportunità e non una palla al piede. Un paese all’altezza delle loro nuove consapevolezze. Il Movimento è stato solo uno strumento di quelle istanze sociali. Il Movimento gli ha dato cioè una voce, le ha portate nei palazzi e le ha anche trasformate in leggi. Ma quelle istanze erano già presenti nella società italiana. E sono ancora lì. E lì resteranno. E lì cresceranno. E se il Movimento tradisce ci penseranno altri a portarle avanti. È questo che gli alfieri della vecchia partitocrazia non riescono a mettersi in testa. Gli alfieri s’illudono che riassorbendo il Movimento a corte spegneranno per sempre quelle istanze e ritorneremo alla routine partitocratica di sempre. Chimere senza fondamento. Miopia egoistica. Le evoluzioni culturali sono irreversibili. E la storia non ha la retromarcia. Da anni in Italia è in corso una battaglia per il cambiamento. Una battaglia politica ma anche culturale tra vecchio e nuovo. Una battaglia il cui epilogo è scontato ma che potrebbe richiedere anni. Se lo devono ricordare anche i portavoce e gli attivisti del Movimento. Inutile arrampicarsi sugli specchi. Se non è solo tattica e alla fine il Movimento s’inchinerà a Draghi e abbraccerà Berlusconi allora tradirà. E a quel punto toccherà ad altri rappresentare democraticamente il grido di dolore e la fame di cambiamento echeggiata con forza il 4 marzo.

Tommaso Merlo