Alla fine ce l’hanno fatta. Cade la testa di Conte e nei palazzi del potere tornano bancari e professori e burocrati d’alto borgo. O almeno questo è il piano. Premeditato. Politicidio e conseguente arrivo dei soliti draghi. Le lobby e i loro giornali festeggiano. Erano mesi che invocavano Mario Draghi come salvatore della patria e son stati accontentati. A sentir loro finisce così la pericolosa ricreazione iniziata il 4 marzo e si torna alla normalità. Poveri illusi. Siamo solo alla consueta sconfitta per la nostra democrazia. Quando i meccanismi democratici s’inceppano in periodi turbolenti, da noi la volontà popolare viene commissariata. La parola passa cioè a bancari e professori e burocrati d’alto borgo invece che ai cittadini. Parrucconi e tromboni dagli occhi spenti e dalla vocina che prendono in mano bilanci e grafici e cominciano a decidere le sorti dei cittadini con la stessa freddezza con cui han sempre gestito le loro stramaledette banche o cattedre o società. Draghi elitari e dalle carriere altolocate senza uno straccio d’empatia che hanno sempre generato anni di macelleria sociale per accontentare i mercati finanziari e rimettere a posto i conti. Ottenuta la testa di Conte in piena pandemia, ecco che si ripete lo schema. E dopo mesi e mesi che lo invocano, ecco che sbarca Mario Draghi tra gli applausi delle lobby e dei loro giornali. Evviva. Nessuno meglio di lui rappresenta decenni di deriva neoliberista. Decenni in cui i cittadini sono stati privati della loro centralità democratica a favore degli interessi economici e finanziari di lobby sempre più ciniche e fameliche. Decenni in cui i soldi e i loro cerimonieri si son mangiati tutto. La politica, la burocrazia, l’informazione. Il cuore. Tutto. Interesse pubblico asservito agli interessi privati. Non solo un obbrobrio democratico ma anche una deriva totalmente fallimentare. Decenni di neoliberismo non hanno affatto risolto l’eterna crisi economica e sociale ma al contrario l’hanno esasperata facendo dilagare la povertà ma anche l’ingiustizia sociale ma anche la corruzione e scatenato un malcontento generalizzato che ha portato all’esplosione populista in senso buono. Cittadini cioè che dopo essere stati traditi e spremuti hanno provato a reagire votando forze finalmente schierate dalla loro parte. Una reazione che in Italia ha portato alla storica tornata del 4 marzo, una clamorosa richiesta di cambiamento che dopo tre anni di duro corpo a corpo cade insieme alla testa di Conte. La mossa di Mario Draghi è un penoso dejà vu che politicamente rischia solo di mettere le premesse per una ribellione populista ancora più potente e diffusa. La storia del resto non torna indietro e tantomeno con mosse di palazzo. Certo, siamo in piena pandemia, ma coi soliti gelidi draghi al governo il malcontento politico e sociale avrà una ragione in più per esplodere e cercare sbocchi. I sovranisti si sono infatti furbamente già schierati all’opposizione per lucrare consensi ed andare all’incasso una volta tornato il sereno. Le lobby e i loro giornali festeggiano il penoso dejà vu e si preparano ad un euro-mangiatoia senza precedenti. O almeno questo è il piano. Né Conte, né voto e pancia piena. Nella speranza che torni presto la normalità. Poveri illusi. Ci saranno disonorevoli attaccati allo scranno, ma è solo questione di tempo. Prima o poi i cittadini torneranno al voto e a quel punto puniranno severamente i responsabili di questa delirante crisi. Ripuliranno il parlamento dai voltagabbana e dagli zombie della vecchia partitocrazia riconsegnandoci camere più snelle. Giudicheranno i fatti e i comportamenti di maggioranza e opposizione. E riprenderanno la sacrosanta transizione democratica iniziata il 4 marzo, in modo che la storia faccia il suo corso.

Tommaso Merlo