Sono ore di sconforto. Dopo anni a vergognarsi finalmente un premier di cui andare fieri. Poi il complotto. Senza senso, senza pietà. In piena pandemia. Amarezza. Paura di ricadere nel solito squallore di sempre. Nella solita Italia di sempre. Con la politica ad attirare i tafani peggiori. Voglia di andarsene da un paese che sembra non voler cambiare mai. Sono passate poche ore. Il circo mediatico starnazza attorno a Mario Draghi mentre Giuseppe Conte prepara in silenzio le valigie. Ammutolito lui. Ammutoliti i milioni di cittadini che lo stimano e lo vedono uscire di scena senza neanche un perché. Ma un premier come Giuseppe Conte è già un miracolo che abbia retto quasi tre anni in un paese come l’Italia. Tra tradimenti, due governi, fango. Lobby, giornali e avanzi di vecchia politica non gli hanno dato tregua. Fin da quando scese dal taxi bianco. Dubitando del suo curriculum. Ricoprendolo di ridicolo. Tutti a scommettere sullo sfacelo suo e del Movimento che lo ha espresso. L’Italia è così. Ottusa e conformista. Ostaggio delle stesse caste, delle stesse logiche. Un paese che perfino quando emerge un movimento democratico pulito e pacifico lo tratta peggio dei delinquenti e fa di tutto per distruggerlo. Giuseppe Conte era un cittadino prestato alla politica ed era questa la sua colpa. Non essere del giro. Non essere comprabile e manipolabile. Diventato premier Conte ha subito abbassato la testa sulla scrivania dimostrando in breve tempo di che pasta è fatto. Sorprendendo tutti per capacità, efficacia, spirito di sacrificio e soprattutto per risultati. Come se il potere fosse servizio, non un privilegio. Ma l’Italia è così. Non premia il merito, premia i furbi, premia i membri del proprio clan. Amarezza e sconforto. Voglia di andarsene da un paese che sembra non voler cambiare mai. Lobby, giornali, avanzi di vecchia politica. La solita cricca di sempre. Tutti ad accanirsi contro quell’alieno di Giuseppe Conte. Per nulla. Assolutamente nulla. Per decenni hanno sostenuto partiti e politicanti che hanno collezionato scandali di corruzione e di mafia e di massoneria e di prostituzione e raccontato fandonie ai quattro venti trascinando il paese in fondo a tutte le classifiche. E con Giuseppe Conte hanno iniziato a scandalizzarsi per l’ora inoltrata di una conferenza stampa o per qualche aggettivo stonato. Una ipocrisia rivoltante. Un paese senza memoria. Un paese senza faccia. Un paese infarcito di servi e traditori. Sconforto. Per l’uscita di scena di un premier sobrio e perbene. Vanto dell’Italia anche all’estero dopo decenni di pagliacciate e figuracce. Ma l’Italia è così. Vincono i quaquaraquà, vincono gli sbruffoni. I forti sono quelli che urlano e sgomitano. Gli intelligenti sono quelli che fregano il prossimo. L’Italia è così. Un paese dopato di disonestà intellettuale e di una faziosità talmente viscerale da calpestare perfino il buonsenso. Amarezza. Tentazione di mollare e di andarsene altrove. Come fanno tantissimi giovani che emigrano dalla “ricca” Italia alla ricerca di una migliore qualità della vita. Che include non venire umiliati dal degrado morale. Che include non venire oppressi da una cappa asfissiante. La paura è che tutto torni come prima. Con la politica ad attirare i tafani peggiori. Politici che dalla politica prendono e basta. Fama, potere, soldi. Senza dare nulla in cambio se non fiumi di sterili chiacchiere. Paura che la speranza di cambiamento accesa il 4 marzo sia perduta per sempre. Paura che quello a Giuseppe Conte non sia un arrivederci. Ma un addio.

Tommaso Merlo