Salvini al di là delle chiacchiere ha paura del voto. Una paura più che comprensibile. Per lui questo sarebbe il momento peggiore per conquistare gli agognati pieni poteri. Salvini si ritroverebbe infatti a governare una fase molto complessa che metterebbe a dura prova le sue qualità di statista ma soprattutto una fase che non gli conviene politicamente. Se diventasse premier oggi, Salvini sarebbe costretto a proseguire la politica del governo Conte sia nell’affrontare la crisi sanitaria che quella economica. Questo perché nonostante mesi di sciacallaggio, non vi sono in realtà idee e strategie alternative e migliori a quelle adottate per gestire l’emergenza fino ad oggi. Tranne quella di trasformare l’Italia in un lazzaretto come han fatto i suoi amichetti sovranisti in giro per il mondo. Ma Salvini non ne avrebbe il coraggio e i suoi alleati di governo non glielo permetterebbero. Ma non solo. Se agguantasse i pieni poteri oggi, Salvini si ritroverebbe ad affrontare una crisi post pandemia che si preannuncia ancora più grave, una crisi che potrebbe costringere il suo governo a scelte molto impopolari, altro che baggianate propagandistiche. Molto meglio per Salvini una bella ammucchiata governativa che gli permetterebbe di scaricare le responsabilità su qualche parafulmine cottarelliano. Tenendo un piede dentro e uno fuori, giocherellando a colpi di tweet per tenere calde le sue truppe e poi andare all’incasso una volta tornato il sereno. Ma non solo. Se agguantasse i piedi poteri oggi, Salvini si ritroverebbe a guidare un Italia che dipende disperatamente dai soldi dell’odiata Europa per sopravvivere. Una vera iattura per lui e per tutta la banda sovranista. Salvini ha già fatto sapere che rinuncerebbe alla quota di prestiti del Recovery. Un danno di miliardi e miliardi per l’Italia, una mossa sciagurata ma politicamente comprensibile. Salvini e tutto il sovranismo devono la loro fortuna ai rigurgiti nazionalisti e antieuropei, guidare un paese in ginocchio che dipende da Bruxelles per rialzarsi è il peggiore scenario possibile per loro. Con l’aggravante che quei soldi li ha trovati il detestato Conte. Con l’aggravante che quella scomoda dipendenza farebbe implodere l’ipocrisia di un centrodestra che si spaccia come unito ma che in realtà è profondamente spaccato sull’Europa. Ma non solo. Se si andasse al voto, Salvini lo farebbe col suo nemico Conte ai massimi livelli di gradimento. Un Conte detronizzato non per demeriti, ma per una congiura intestina ordita dal suo omonimo, un Papeete ancora più assurdo e deleterio. Misfatti che nelle urne avranno un peso consistente. Il detestato Giuseppe Conte potrebbe rivelarsi un osso molto duro da battere nelle urne dopo quello che ha dimostrato di saper fare, dopo l’ennesimo tradimento subito e con un paese ancora spaventato e in piena emergenza. Davvero un pessimo momento per una svolta sovranista. E se una coalizione guidata da Conte alla fine vincesse le elezioni, il sovranismo nostrano rischia di finire a spasso per anni e pure lontano dal parlamento vista la sforbiciata di scranni. Anni a cinguettare col rischio che tramontino le paure e le divisioni su cui lucrano. Col rischio che un Europa protagonista afflosci il vento sovranista. Col rischio di tornare ad essere i partitini estremisti di sempre. Già, al di là delle chiacchiere Salvini ha paura del voto e preferirebbe un’ammucchiata. Per lui questo sarebbe il momento peggiore per conquistare gli agognati pieni poteri.

Tommaso Merlo