Eccolo il sovranismo. Ecco cosa rischiamo. Frange di fanatici che riescono ad arrivare al cuore della democrazia e sfregiarla. L’irruzione del parlamento statunitense è il perfetto finale per il rovinoso mandato di Donald Trump. Ma la guerra civile latente che ha alimentato continuerà. Se non riusciranno a sbatterlo in galera, Donald Trump ci potrebbe riprovare tra quattro anni e con successo. Il fanatismo sovranista ha infettato profondamente la destra moderata e l’intera società americana. Trump controlla gran parte del partito repubblicano e può vantare un patrimonio di settanta milioni di voti. Un campanello d’allarme anche per questa parte dell’oceano. Nulla ha minato il consenso di Donald Trump. Nemmeno gli innumerevoli scandali, nemmeno le continue bugie, nemmeno i suoi fallimenti clamorosi tra cui spicca una gestione della pandemia disastrosa che ha causato decine di migliaia di morti inutili. I sovranisti al loro sovrano gli concedono tutto. L’importante è che li rassicuri su quello che per loro conta davvero. La difesa dei loro confini, la difesa della loro razza, la difesa dei loro interessi, la difesa della loro presunta identità minacciata da avversari politici considerati nemici da abbattere e minacciata da un mondo che si ostina a roteare e pure troppo in fretta. Sovranismo è destra che impaurita dai grandi mutamenti della nostra era si estremizza e torna a puzzare di fascismo senza vergognarsene. Sovranismo è destra che invece di andare avanti torna indietro e rispolvera il nazionalismo e il razzismo. Col sovranismo siamo finiti oltre al fastidio per il “politicamente corretto”, siamo al fastidio per il gioco democratico. E siamo oltre la propaganda e le fake news, siamo alla realtà parallela. Siamo al negazionismo e al complottismo applicato non solo al virus ma perfino alle elezioni, al cuore della democrazia. Siamo alla follia collettiva a fini politici. Siamo a enormi fette della società che si dissociano dai fatti e che si coalizzano attorno ad un improbabile sovrano per sfogare le loro frustrazioni e le loro paure malcelate. Trump ha tentato a ribaltare l’esito del voto con una spudoratezza inaudita per le democrazie occidentali. Martellando di continuo senza uno straccio di prova e spingendosi a minacciare politici e funzionari che si sono schierati dalla parte della legge. La sua è disperazione. Teme che senza la copertura della Casa Bianca il suo impero personale si sgretoli sotto il peso dei debiti e che la sua parabola si concluda dietro alle sbarre. Trump ha scherzato col fuoco fino all’ultimo e gli è scappato di mano. Per fortuna alla fine Trump è solo uno scorbutico palazzinaro newyorkese. Non ha il coraggio e lo spessore politico per tentare un vero colpo di stato. Voleva solo buttarla in rissa per provare a fregare il prossimo. Un copione che il suo ego infantile e malefico ha recitato innumerevoli volte in vita sua. Ma resta la gravità delle macerie politiche e sociali che si lascia alle spalle. Il sovranismo gli sopravviverà così come le profonde lacerazioni su cui Trump ha sciacallato senza pudore. Trump ha convocato i suoi ultras a Washington il giorno della conferma di Biden, li ha aizzati con le solite menzogne e poi ha assistito dal televisore allo scempio del tempio della democrazia statunitense. Davvero penoso il suo tardivo video riparatore. Davvero umiliante la sospensione del suo account Twitter. Il fuoco gli è scappato di mano scioccando il mondo. Un fuoco emblema di una guerra civile latente che rischia di porre fine alla leadership degli Stati Uniti d’America che ha caratterizzato la nostra era. Un fuoco emblema della minaccia sovranista che incombe su tutto l’Occidente.

Tommaso Merlo