Il giornalismo in Italia è davvero in condizioni pessime. Un problema serio che prima o poi andrà risolto se l’Italia vuole tenere il passo delle democrazie più avanzate. Senza un giornalismo all’altezza l’intero dibattito pubblico risulta inquinato finendo per danneggiare il rapporto tra i cittadini e quello con la politica e le istituzioni. Lo si percepisce bene in questi drammatici giorni di pandemia in cui anche l’informazione sarebbe chiamata a fare la sua parte con responsabilità. Da noi il giornalismo vive di risse e di polemiche continue. È convinto che la cagnara porti pubblico e quindi la cerca e la incentiva. Questo nonostante i numeri dicano che gran parte dei cittadini sta alla larga da giornali e talk show e piuttosto preferisce rifugiarsi in rete. Il giornalismo in Italia ha perso di fatto il suo peso e il suo ruolo ma è incapace di rinnovarsi. Come da migliore tradizione della casa anche il giornalismo è in mano ad una ristretta cricca che detiene le redini e non molla l’osso neanche ad un passo dalla fossa. La crème de la crème e i loro adepti a cui è concesso l’onore delle prime pagine e dei salotti televisivi. A condurre le danze sono le lobby editoriali coi loro secondi fini commerciali e pure politici. Assetti proprietari che minano il giornalismo alla fonte. Ma dovrebbero essere gli stessi giornalisti ad ammetterlo e a ribellarsi in nome di una vera libertà di stampa invece che sentirselo dire dai cittadini esasperati. Il giornalista dovrebbe essere dalla parte dei cittadini e della verità, non di una lobby o di una fazione, altrimenti invece che cane da guardia del potere funge da megafono. I cittadini hanno diritto ad una vera libertà di stampa ma anche i giornalisti han diritto di fare liberamente e onestamente il loro mestiere. Ma per davvero. Non spergiurando la propria indipendenza salvo poi doversi piegare al conformismo dominante. Che il giornalismo abbia certe sensibilità e perfino opinioni è lecito. Ma queste devono restare anni luce lontane dai fatti. Se le opinioni manipolano la realtà non è giornalismo, è politica e pure scarsa. Il vero scopo di gran parte del giornalismo italiano non è informare, è colpire il nemico politico. Non solo megafono del potere, quindi, ma anche manganello. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La faziosità ha raggiunto livelli inauditi e la manipolazione dei fatti è talmente spinta da essere diventata grottesca. Siamo all’invenzione di realtà parallele di puro comodo e ad un sensazionalismo retroscemista davvero sconcertante. Per chi lo escogita come per chi se lo beve. Come se in Italia i giornali di partito non siano affatto scomparsi, è solo che oggi fanno finta di non esserlo. Come se la stella polare del giornalista nostrano non fosse l’onestà intellettuale ma aizzare la propria nicchia di tifosi alimentando risse e polemiche continue che alla lunga coinvolgono gli stessi giornalisti compromettendone la lucidità e la profondità. Una visione miope e autolesionista perché puntando alla qualità e alla deontologia il giornalismo potrebbe recuperare la credibilità perduta ed ambire molto più in alto. Il nostro giornalismo è davvero in pessime condizioni e sta perdendo sempre più peso e ruolo. I numeri dicono che gran parte dei cittadini sta alla larga da giornali e talk show preferendo rifugiarsi in rete. Un problema serio che prima o poi andrà risolto se l’Italia vuole tenere il passo delle democrazie più avanzate.

Tommaso Merlo